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Parere negativo unanime del Consiglio superiore della pubblica istruzione. La nuova legge entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico, il primo settembre 2020-2021

Il Consiglio superiore della pubblica istruzione ha espresso parere negativo all’unanimità alla sperimentazione nell’attuale anno scolastico dello studio obbligatorio dell’educazione civica. La legge che introduce l’insegnamento entrerà in vigore nel 2020/21. L’ex ministro Bussetti aveva predisposto una bozza di decreto per consentire l’avvio dell’insegnamento quest’anno ma il Cspi deve esprimere il proprio parere, obbligatorio ma non vincolante.

Il parere – spiega la vicepresidente del Cspi, Annamaria Santoro, della Fp Cgil – è ampio e articolato e si è avvalso di numerosi contributi, tra i quali quello dell’Anci. Noi siamo favorevoli all’educazione civica a scuola ma il Consiglio superiore fa notare che non ci sono i tempi per mettere a punto questa nuova disciplina, la cui introduzione, ad anno scolastico iniziato, metterebbe in difficoltà le scuole: sono 33 ore di insegnamento ma le programmazioni sono già state fatte”.

“Il Cspi – si legge – prende atto positivamente della approvazione quasi unanime da parte del Parlamento della norma che introduce l’insegnamento della educazione civica negli ordinamenti delle scuole di ogni ordine e grado. È evidente che si tratta di un provvedimento che risponde ad una esigenza molto sentita nella opinione pubblica, anche se la legge, nell’intento di seguire queste attese, presenta non poche difficoltà tecniche di applicazione”.

La nuova legge sull’educazione civica dunque, entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico, il primo settembre 2020-2021. “E’ poi tutto un po’ surreale – fa notare Santoro – : le sperimentazioni sono volontarie, partono dal basso; questa sarebbe diventata un’introduzione forzata per legge, una forzatura per anticipare i tempi di una legge che ne ha previsti altri”. Nel documento del Cspi si legge infatti che “questa sperimentazione, sia pure ad adesione volontaria, non è praticabile (in questo anno scolastico, nrd) in quanto comporta una serie di adempimenti sul piano organizzativo e didattico di difficile attuazione e tale da compromettere la qualità ed il significato della sperimentazione stessa”.

“Risulterebbe sicuramente sconvolto il curricolo e il piano di attività, già predisposto per l’anno scolastico 2019/20. E’ necessaria poi una riflessione aggiuntiva sulla compatibilità temporale fra la permanenza della legge che ha introdotto “Cittadinanza e Costituzione” e l’introduzione della sperimentazione”. Il parere del Cspi indica infine cosa è necessario fare già da quest’anno per preparare le scuole al nuovo insegnamento. (tgcom24)

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