Effetto Covid: liste d’attesa infinite

E ora, ai decessi da Covid-19, non possono aggiungersi anche i morti per altre patologie non curate (che ci sono già stati durante il lockdown come dimostrano le statistiche sulla mortalità). I malati di diabete, problemi cardiaci, malattie croniche, sospetti tumori non possono più aspettare. Insieme al controllo dell’epidemia, è la vera sfida dei prossimi mesi, che riguarda tutt’Italia (come racconta un’inchiesta di Dataroom), ma soprattutto la Lombardia.

Misure di prevenzione

Ci sono da recuperare le prestazioni trascurate durante il lockdown a cui si aggiungono le richieste di salute ordinarie. Ma come ormai abbiamo capito, le misure di prevenzione da adottare contro il Covid-19 in reparti, ambulatori, laboratori, radiologie obbligano al distanziamento tra i pazienti, separatori fisici, regolare sanificazione di ambienti, sedie, lettini, scrivanie e rigida igiene delle mani. Per il mantenimento delle distanze s’impone la prenotazione: gli assembramenti in attesa del prelievo del sangue o della visita specialistica non sono più ammissibili. Tutti questi protocolli di sicurezza — fondamentali — rallentano l’operatività degli ospedali. La complessità della situazione è fotografata da un elenco che ci dice gli esami, le visite e le analisi del sangue che rischiano di saltare da qui a dicembre in Lombardia. Senza provvedimenti urgenti e mirati può diventare un’emergenza nell’emergenza.

Esami a rischio

Sono a rischio 2,2 milioni di esami diagnostici (21,5%), 7,8 milioni di analisi di laboratori (54%), oltre un milione di prestazioni cardiologiche (30,6%), 549 mila visite chirurgiche (38%), 647 mila dermatologiche (40%), 248 mila endocrinologiche (31%), 124 mila gastroenterologiche (22%), 524 mila neurologiche (30%), 519.500 ortopediche (32%), 281.600 ginecologiche (20%), 301.500 otorinolaringoiatre (26%), 203 mila pneumologiche (22%), 168 mila urologiche (28%). Persino 161 mila controlli oncologici (20%). In totale possono saltare 18 milioni e mezzo di prestazioni su 61 milioni, ossia una su tre. I calcoli li fa il Centro di ricerca in economia e management in Sanità (Crems) dell’università Cattaneo guidato da Davide Croce, che stima anche le ripercussioni sulle liste di attesa.

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