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El Alamein: “Mancò la fortuna, non il valore”

Esemplare il coraggio dei soldati italiani, che stupirono anche i diffidenti alleati tedeschi

“Legione d’anime a presidio del deserto”. Questa la scritta che campeggia su una lapide che celebra il sacrificio della divisione dei paracadutisti italiani della Folgore ad El Alamein. Di una forza iniziale di 5000 uomini, ne sono sopravvissuti soltanto 304.

La battaglia, che dura alcuni giorni, si svolge tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1942 e vede scontrarsi, nel cuore del deserto libico, due fronti ugualmente determinati ad ottenere la vittoria ma estremamente sproporzionati quanto a forze, mezzi e possibilità di rifornimenti. Da un lato ci sono i circa 200 mila uomini dell’Ottava armata britannica con 400 carri pesanti e 600 minori; dall’altro 54mila italiani e 49 mila tedeschi, con soltanto una cinquantina di mezzi corazzati teutonici e altri 500 carri tra cui i 260 italiani.

Una differenza di forze non indifferente, tenuto conto anche del fatto che, mentre il blocco britannico aveva un’estrema facilità di rifornirsi di mezzi e uomini (Alessandria era soltanto a 95 km), per il fronte italo-tedesco la situazione era decisamente più difficile dato che gli aiuti, per giungere a destinazione, erano costretti a percorrere migliaia di chilometri, per giunta sotto il fuoco aereo nemico (1585 aerei contro i 350 italo tedeschi).

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