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Elisa Pardini compirà 5 anni il prossimo giugno, ne ha vissuti due e mezzo in ospedale. Tuttora è ricoverata all’Ospedale Bambino Gesù di Roma e accudita dai genitori. La famiglia Pardini è originaria di Pordenone, ma ha rivoluzionato la propria vita da quando la piccola Elisa è stata aggredita dalla leucemia. Una delle frasi più sofferte del suo papà Fabio è stata la constatazione di quanto la malattia abbia privato Elisa della quotidianità:
in 4 anni e mezzo di vita, Elisa ha solo vaghi ricordi del mondo esterno.

IL TRAPIANTO NON E’ BASTATO

Il caso di Elisa suscitò un grande interesse mediatico nel 2017 e fu la via per trovare, nel novembre dello stesso anno, un donatore di midollo osseo compatibile all’ 85%. Un grande traguardo, rivelatosi però non risolutivo. Nel gennaio del 2018 Elisa si è sottoposta al trapianto, ma le cellule staminali non hanno attecchito come avrebbero dovuto. Lo sconforto della famiglia è stato comprensibilmente devastante:

Dopo 2 anni di sofferenze, di speranze, illusioni, mille difficoltà e rare piccole gioie, quando sembrava illuminarsi la strada in fondo al tunnel, quando si riaccendeva un concreto barlume di speranza, la tanto temuta leucemia è ritornata a riprendersi il corpicino minuto di soli 12 chili della piccola Elisa. Il trapianto, riporta aleteia, purtroppo non è riuscito.

LA FORZA DEI GENITORI

La cosa che suscita sempre un dolore lancinante, eppure intriso di stupore, è che queste famiglie provate fino all’ultima fibra, dopo essersi lasciate andare allo sconforto, si rialzano in piedi, da capo.

I genitori di Elisa vivono ininterrottamente con lei in ospedale, grazie alle donazioni hanno potuto affrontare anni di cure dovendo mollare i rispettivi lavori, facendosi regalare ferie dai colleghi. Senza contare il trasloco forzato da Pordenone a Roma. Eppure, la speranza ha ricominciato a ritemprare il loro corpo e la testa; perché è l’unica misura adeguata al nostro umano.

Elisa nel frattempo ha ripreso la chemioterapia, che dovrebbe essere il ponte per accompagnarla a un nuovo trapianto. Se non si troverà un donatore più compatibile, si ripeterà l’intervento col donatore precedente. Il pensiero espresso a bassa voce è che se la prima volta le cose non sono andate a buon fine, forse la seconda volta non c’è da aspettarsi esito diverso.

Motivo per cui si rilancia la richiesta di nuovi donatori, anche sulla scorta della storia a lieto fine di Alex Montresor: per il piccolo si era mossa tantissima gente in l’Italia ed infine un trapianto di cellule staminali dal padre lo ha salvato, proprio nella cornice del Bambino Gesù.

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