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Ogni tanto gli emarginati dalla storia tornano a far parlare di se. E’ il caso di Enrico Galmozzi.

“Giù la testa, coglione. Non fare il cinema che ti va di culo: una volta invece di spedirli li consegnavamo di persona…” è la frase choc rivolota dall’uomo, ex terrorista tra i fondatori della torinese Prima Linea assieme a Roberto Rosso, Enrico Baglioni, Sergio Segio e il più noto Sergio D’Elia, contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Il post del terrorista, condannato per gli omicidi del consigliere missino Enrico Pedenovi e del poliziotto Giuseppe Ciotta (papà di una bimba di appena due anni), è arrivato a commento della frase “i proiettili in busta non mi fermeranno”, con cui il leader leghista aveva commentato nelle scorse ore la notizia della busta con proiettile che gli è stata indirizzata.

Giuseppe Ciotta ed Enrico Pedenovi

“Oltre 100 minacce di violenza e di morte contro di me da quando sono ministro. Evidentemente le parole di odio di certa sinistra convincono certe menti malate, ma sicuramente non mi fanno paura. Anzi, mi danno ancora più forza e voglia di combattere criminali di ogni genere” aveva commentato il vicepremier per l’occasione.

Naturalmente la risposta dello stesso Vicepremier al terrorista non si è fatta attendere: “terrorista rosso, condannato per omicidio, oggi mi insulta e minaccia… Strano Paese l’Italia”

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