Esercito, l’accusa del generale: “Troppe donne, standard bassi”

Il generale Marco Bertolini ha 64 anni e le idee molto chiare sull’Esercito italiano del futuro.

Diverso. Molto diverso da quello di oggi, che ha la pecca di avere soldati “anziani” e con troppe donne nelle sue fila. Incursore paracadutista, Bertolini è stato anche comandante della Folgore. Lo zaino sulle spalle lo ha portato in Libano, in Somalia, in Bosnia, Kosovo, Macedonia e Afghanistan. Un curriculum che, seppur in pensione, gli permette di poter dire la sua con cognizione di causa sulla realtà attuale delle forze armate italiane.

“Se non si cambia direzione – afferma Bertolini al Quotidiano nazionale – è destinato a diventare ancora più vecchio con possibili conseguenze sulla funzionalità. Con la fine della leva si è puntato troppo sui volontari in servizio permanente. Pochi volevano fare il soldato allora ed è stata giocata la carta della professionalizzazione. Sono arrivati molti giovani anche perché fare il soldato oggi con le missioni all’estero è più attraente. Poi il sostanziale blocco degli arruolamenti ha alzato l’età. E si invecchia con la divisa”. E con un Esercito di “anziani” non si vince in guerra. Perché se nell’Aeronautica e nella Marina a prevalere sono le “tecnologie”, il fante deve ancora saper combattere a terra: “servono un fisico sano, aggressività e fiducia in se stessi: il soldato deve essere un atleta col fucile” visto che “in condizioni operative deve correre con uno zaino di 30 chili sulle spalle”.

“La fascia di età perfetta – spiega il generale – che contempla esperienza e fisico integro, è fra i 25 e 35 anni per le unità di manovra. Poi ci sono altri ruoli dove l’età può essere più alta”. E le donne? Troppe. L’apertura al gentil sesso sarebbe stata un errore, non secondario: “Si usano standard più bassi rispetto ai maschi – spiega Bertolini – Così l’esercito ha una eccessiva presenza femminile. È sbagliato. Il problema è stato affrontato ideologicamente“.

Un modo per ringiovanire l’Esercito e renderlo migliore, secondo il generale, ci sarebbe. Bisognerebbe soltanto puntare ad un “nucleo limitato di uomini in servizio permanente”, coadiuvato da soldati in ferma breve di “4, 8 o 12 anni” da ricollocare successivamente in altri uffici. E poi “aggiungerei un numero limitato di giovani di leva”.

di Claudio Cartaldo

Fonte Il Giornale

Roma, 19 febbraio 2017