EUTANASIA DI ELUANA ENGLARO. SVELATO IL REFERTO DEL CONSULENTE DEL TRIBUNALE DI UDINE: ELUANA FU LASCIATA MORIRE TRA STRAZIANTI SOFFERENZE

Sono pagine meticolose, capillari. Gelide.

Il 3 febbraio, primo giorno di ricovero alla ‘Quiete’ di Udine (nel cuore della notte la giovane era stata prelevata da un’ambulanza e strappata alla clinica di Lecco dove viveva da quindici anni), la voce di Eluana si è sentita sette volte, e l’équipe solerte le ha annotate tutte.

I suoni si moltiplicano il 4, e poi il 5, finché il 6 (all’alba di quel giorno si è smesso definitivamente di nutrire e dissetare la giovane) la mano di un’infermiera scrive per la prima volta: ‘Sembrano sospiri’.

E forse lo sono, se il giorno 7 cessano anche quelli. Eluana morirà improvvisamente già il 9 febbraio alle 19 e 35, senza più la forza di gemere: ‘nessun suono’, ma ore e ore di ‘respiro affaticato e affannoso’.

Nei palmi delle mani, strette, i segni delle sue stesse unghie.

Ancora più esplicite le pagine del diario clinico di quei sette giorni udinesi, racconto di un’agonia che inizia sull’ambulanza, quando il dottor De Monte annota la terribile tosse che scosse Eluana, e prosegue con asettico cinismo: Eluana si lamenta, Eluana non ha quasi più saliva, non suda nemmeno più, le mucose si asciugano, ‘iniziata umidificazione’, ‘idratata la bocca’, ‘frizionata su tutto il corpo con salviette rinfrescanti’. Sempre per il decoro. L’igiene.

C’è anche lo spasmo con cui la prima notte arrivò a espellere il sondino: allora lo scrivemmo e ci diedero dei bugiardi… ‘Non eseguito cambio pannolone perché non urina più’: è il giorno della morte.

Tutto regolare, dicono i magistrati, tutto perfettamente annotato. A parte quella mezz’oretta tra il decesso e la registrazione dell’elettrocardiogramma, un ‘ritardo dovuto alla difficoltà di reperimento dello strumento’, scrive il capo dell’équipe.

A parte, ancora, quelle tre ore che l’8 febbraio, il giorno prima della morte, in piena agonia, una giornalista di Rai 3 Friuli e un fotografo trascorrono nella stanza di Eluana riprendendone gli affanni.

Ci avevano detto che Eluana non avrebbe sofferto, e veniamo a sapere che morì tra gli spasmi, con 42 di febbre. Che da molti anni pesava 65 chili. Che risultava «obiettivamente in buone condizioni generali e di nutrizione, con respiro spontaneo e valido, vigile durante buona parte della giornata». Che da due anni aveva di nuovo «il mestruo». Che l’alimentazione col sondino «non aveva mai dato complicanze» e i «parametri vitali si erano sempre mantenuti stabili, la paziente non ha presentato mai patologie ad eccezione di sporadiche bronchiti-influenzali, prontamente risolte con antipiretici».

Ce l’avevano descritta come un corpo ‘inguardabile’, una vista ‘devastante, piagata dal decubito, magra come uscita da un campo di concentramento’.  “È pure calva”, aggiunse all’epoca Roberto Saviano…

Ha capelli neri, cute liscia ed elastica, corpo normale, nessun decubito’, recita ora l’autopsia.
Ma lo attesta il perito: «Le disposizioni sono state minuziosamente seguite».

Roma, 22 gennaio 2017

Massimo Martini