Ex monaca racconta la clausura con i preti: “Rapporti morbosi tra donne e stupri a cielo aperto”

“In convento c’è un tempo per tutto: uno per lo spirito, uno per il corpo, uno per lo studio”, sono queste le parole di Angela una ex monaca di clausura che al Fatto Quotidiano ha raccontato con dolore la propria esperienza. Finito il liceo negli anni ’90, fidanzata ed appena 20enne lascia tutto ciò che ha per dedicarsi alla fede. “Due amori sfrenati, per la preghiera e per la vita comunitaria” spinsero la giovane a troncare la storia d’amore con il fidanzato e diventare monaca.

MONASTERO COME UNA CASERMA
La vita con le altre sorelle non è sempre stata semplice. Un ambiente fatto di privazioni, di rigidi controlli e rispetto incondizionato per la Badessa, una figura a metà tra una madre e la Madonna. “La consuetudine – ha raccontato Angela – prevedeva che la posta in uscita fosse consegnata aperta alla superiora, che la poteva così facilmente ispezionare. La posta in entrata veniva invece consegnata chiusa a ogni monaca, ma era abitudine di tutte noi chiedere alla superiora se volesse leggere quello che vi era scritto. La mi richiesta di usare la posta elettronica destabilizzava quel sistema. Le altre monache ripetevano con terrore: ma così la posta non è più controllata! Alla fine cedettero e mi fu permesso di usare l’email”. La richiesta di Angela di uscire dal monastero per recarsi a Milano per studiare, era vista come una “malattia”. La donna ha raccontato: “La Badessa mi diceva ci puoi andare, Angela, ma a patto che tu prima vada in psicoterapia, perché non si tratta di un desiderio normale”.

RAPPORTI MORBOSI CON LE ALTRE MONACHE