Ex monaca racconta la clausura con i preti: “Rapporti morbosi tra donne e stupri a cielo aperto”

Arrivata nel monastero di clausura friulano, la giovane monaca ha dovuto confrontarsi subito con la morte: “La prima volta che vidi il corpo morto di una sorella fu durissima ma mi dovetti abituare”. “Mi sono mancati gli uomini – ha continuato – e tra le sorelle si instaurava molto spesso una forma di dipendenza affettiva ai limiti della morbosità. Nel mondo cattolico l’avversione per l’omosessualità è ancora fortissima. In particolare per quella femminile, pensata come una forma di gravissimo tradimento dell’amore per Cristo e quindi di negazione della vocazione”.

STUPRI A CIELO APERTO
Spetta ai preti formare le monache, una istruzione che Angela ha vissuto con difficoltà: “Mi si spezza il cuore a dirlo ma certe omelie sono stupri a cielo aperto, recitate da persone che non si preparano, che non sanno cosa dire, che riempiono i venti minuti dell’omelia di parole vaghe. E noi donne, spesso più colte e preparate di loro, dobbiamo ascoltare i pazzi di turno, senza neanche poter uscire”.

 

fonte retenews24