Foto: Algordanza
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La realizzazione avviene in Svizzera, dove le spoglie vengono pressate

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Treviso, 19 dicembre 2013 – Fa realizzare un diamante con le ceneri del proprio figlio morto, è il primo caso in Veneto. Accade a Conegliano, nel Trevigiano, dove un padre 55enne ha deciso di riesumare la salma del figlio 20enne, morto alcuni anni fa in un incidente automobilistico e sepolto nel suo paese d’origine, per consegnare il corpo a una azienda svizzera che l’ha trasformato in un diamante. A gestire le pratiche una locale agenzia di onoranze funebri. Silvia Zanardo, una delle responsabili, conferma l’accaduto.

«L’uomo si era presentato da noi per il rito funebre della madre», spiega. «Quando gli abbiamo spiegato l’opportunità, ci ha chiesto di aiutarlo. E noi lo abbiamo fatto. Ci sono voluti otto mesi, ma alla fine abbiamo consegnato il diamante pochi giorni fa al genitore». Impossibile chiederle di parlare con lui. «Non vuole essere riconoscibile, ma voleva che si sapesse dell’opportunità», taglia corto Zanardo. Un caso che farà discutere, in particolare dal punto di vista etico. È la prima volta che accade in Veneto, anche se sono circa una decina gli episodi che si registrano annualmente in Italia. Tutto passa attraverso una agenzia romana, la Algordanza, filiale della casa madre svizzera dove avvengono fisicamente le operazioni e dove vengono portate le salme col relativo passaporto mortuario.

Una società che ha l’esclusiva mondiale della produzione dei diamanti dalle ceneri del caro estinto, operativa in Italia dal 2009 (ma è nata nel 2004 a livello mondiale): il costo varia dai 3.500 euro ai 15.000, a seconda della grandezza del diamante sintetico che si va a produrre. Christina Sponza è responsabile del marketing aziendale e spiega quello che accade. «Il corpo umano è formato in parte da carbonio, la stessa molecola che compone il diamante», dice. «Con la cremazione, che deve comunque avvenire, si ottiene della grafite di carbonio. In Svizzera la grafite viene pressata e tenuta a temperature altissime, che simulano la pressione che la terra ha generato sui diamanti, quelli minerali, che così si fondono, atomo su atomo. Infine, noi consegniamo ai parenti il diamante finito in una scatolina, sorta di eterna urna funebre».

Mauro Pigozzo
Fonte: Corriere del Veneto

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