FACEBOOK SCATENA L’OFFENSIVA PRO GENDER E LGBT. SCATTI LA LEGITTIMA DIFESA DELLA LIBERTÀ DI OPINIONE SUI SOCIAL

Fatto sta che Facebook, in particolare tra tutti i social network, ha scatenato in questi primi giorni del 2017, almeno per quanto ci risulta in Italia, un’offensiva senza precedenti con l’obiettivo di mettere il bavaglio a tutte le espressioni contrarie all’ideologia “gender” ed LGBT.
Infatti non si tratta di discutere la scelta filo-omosessualista e pro “gender” di Facebook: ognuno può liberamente sostenere le cause che ritiene più giuste. Ma quello che sta succedendo è che Facebook non si limita a sostenere quella causa, con evidente faziosità, ma sta privando della legittima libertà di pensarla diversamente a centinaia di migliaia di utenti che sono “pro-family”, “pro-life” e contrari all’ideologia “gender ed alla deriva che ne consegue, con uteri in affitto e compravendita di bambini.

Mai, infatti, come in questi giorni abbiamo assistito allibiti a centinaia di “sospensioni” di account e cancellazione di “post” di persone che manifestano apertamente il loro pensiero contro l’egemonia dell’omosessualismo che imperversa, in maniera molto sospetta, sui social e sui media.
Alcune di queste sospensioni sono molto pesanti, arrivando a 30 giorni di blocco dell’account Facebook, la maggior parte sono meno gravi, arrivando ad una settimana di blocco.

Ma la cosa gravissima è lo spirito che le causa: l’intolleranza.

In qualsiasi Paese civile non è possibile che un libero cittadino, che non commetta alcun reato, venga improvvisamente arrestato e buttato in galera per 30, o anche solo per 7 giorni, per aver pronunciato una frase o espresso un pensiero.

E siccome, come abbiamo detto, i social network ed in particolare Facebook, rappresentano ormai un ambiente virtuale che miliardi di cittadini “vivono” come alternanza a quello reale, ed in questo ambiente virtuale devono essere valutati con gli stessi identici criteri del mondo reale, è giusto preoccuparsi e lanciare l’allarme di violazione, intanto in Italia, dei diritti previsti dall’art. 21, comma 1, della Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E se vogliamo allargare lo sguardo, ricordiamo l’art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
La libertà di espressione è sancita anche dall’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ratificata dall’Italia con la legge 4 agosto 1955, n.848: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera”.
La violazione del citato art. 10 della Convenzione europea legittima il cittadino a proporre ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per ottenere il ristoro dei danni subiti, anche morali, dopo aver adìto alle giurisdizioni nazionali.

Naturalmente la prima cosa che bisogna chiarire è che ormai Facebook non può più considerarsi semplicemente il “giocattolo” di Mark Zuckerberg, ma bisogna considerare l’ideatore e fondatore di Facebook come il “gestore” di uno spazio pubblico, o di un bene pubblico.

Egli deve garantire livelli equi di trattamento per tutti i fruitori, che non sono più solo “clienti” in quanto Facebook, per mezzo delle iscrizioni e dei post, ha raccolto una massa incalcolabile di dati e di informazioni su miliardi di esseri umani, dati che non possono essere sua proprietà privata, ma sono patrimonio dell’umanità.

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