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I social network ormai rappresentano nella società contemporanea non più un semplice programma, o un’app, ma un vero e proprio “ambiente” in cui virtualmente vivono, con diverse gradazioni di presenza, le loro vite, le loro emozioni, la loro quotidianità oltre un miliardo e mezzo di cittadini in tutto il mondo, principalmente su Facebook (con 1 miliardo e 800 milioni di iscritti), e poi sui vari Twitter, Snapchat, Instagram, ecc.

Questa pervasività dei social network, ed in particolare di Facebook, li hanno resi quindi un parte integrante delle nostre vite, praticamente imprescindibile per chi vuole tessere una rete di rapporti, o veicolare un messaggio, o ancora tenersi aggiornato su quanto succede nel mondo bypassando, con quella che abbiamo spesso definito “disintermediazione dell’informazione”, i canali d’informazione tradizionali dei mass media. Insomma, il valore intrinseco dei social network è la possibilità di utilizzare il virtuale per rendere migliore il reale.

Certo, i limiti dell’informazione sui social sono ben noti, con il problema delle “fake news” (che in Italia chiamiamo “bufale”) che inquinano questo ecosistema in maniera ormai preoccupante, tanto che lo stesso Mark Zuckerberg, proprietario di Facebook, ha annunciato un nuovo potente sistema di validazione delle notizie che vengono segnalate come potenzialmente false.

Ma proprio qui cominciano i problemi: Facebook non ha mai nascosto la sua volontà di non riuscire a restare semplice “arbitro” tra gli iscritti, prendendo le parti di alcune cause a svantaggio di altre.

E tra queste cause, sposate spudoratamente da Zuckerberg, c’è in tutta evidenza quella omosessualista.

Nessuno può dire con certezza perché il proprietario di Facebook abbia fatto questa scelta fortemente anticristiana e soprattutto anticattolica, che certamente mette in grave imbarazzo importantissime percentuali dei suoi iscritti.
Probabilmente c’entra la “diabolica alleanza” che negli USA ai tempi di Obama si è saldata tra la lobby bancaria-finanziaria, la lobby gay-Lgbt e le grandi multinazionali della Silicon Valley, che ha al suo vertice il più pericoloso e spregiudicato dei grandi finanzieri del mondo, quel George Soros che in Italia conosciamo molto bene, visto che negli anni ‘90 ha tentato di far fallire il nostro Paese con una perfida operazione di speculazione monetaria posta in essere in un nostro momento di grave difficoltà economica. E nessuno può escludere che questa scelta di attacco alla famiglia ed alla sessualità naturali sia scattata in questo momento storico per la evidente debolezza, dal punto di vista dottrinale e pastorale, del papato nell’ambito della difesa dei cosiddetti “principi non negoziabili” della religione cattolica. Anche se, per la verità, proprio nei confronti dell’ideologia “gender” papa Francesco ha usato le parole più nette di condanna usate nei confronti di qualsiasi altra cosa nel suo “misericordioso” pontificato.

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