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«Fango, omertà e mazzette». Viva la RaiAl capolinea l’inchiesta su tangenti e favoritismi nella televisione di Stato Al telefono si parla di «regali». Ma il pm denuncia: troppe bocche cucite.
Tangenti, paura e omertà. E tanti schizzi di fango. Anche questa è la Rai. È quello che traspare dalla lettura delle carte dall’inchiesta condotta dalla procura di Roma dopo la denuncia, presentata nel novembre 2012, da Pietro di Lorenzo, produttore televisivo e responsabile della società Ldm Comunicazione, contro alcuni alti funzionari di viale Mazzini: l’ex capostruttura di Raiuno, Giampiero Raveggi, ora in pensione, sua moglie Chiara Galvagni, vice direttore Risorse artistiche Rai e Chicco Agnese, responsabile dei palinsesti di Raiuno, anche lui in pensione. Un clima di reticenze quello evidenziato dal pm romano Alberto Galanti di «vischiosità» e timore del «castigo» per chi «tradisce» e non tiene la bocca chiusa, che non ha consentito agli inquirenti, costretti a chiedere l’archiviazione, di scavare fino in fondo, accertare i fatti e provare le accuse scremandole dal fango del chiacchiericcio e del pettegolezzo.
Scrive infatti il sostituto procuratore: «Dal monitoraggio delle telefonate (…) emerge che in seno all’azienda Rai vige “la legge del più forte” ove gli scambi di favore sono all’ordine del giorno, ove la professionalità dei personaggi televisivi passa in secondo ordine». Purtroppo, insiste il pm «tale ipotesi rimane tale in quanto le operazioni tecniche non hanno permesso di rilevare nulla di concreto per quanto riguarda eventuali richieste concussive e le persone sentite a verbale nelle loro dichiarazioni sono state molto evasive, facendo attenzione a non gettare fango sull’azienda Rai e non coinvolgere alcun dirigente per timore di essere castigati».

OMERTÀ
Il produttore Di Lorenzo, difeso dall’avvocato Alessandro Diddi, come si legge nella richiesta di archiviazione, ha accusato figure di primo piano di viale Mazzini di agire con continui soprusi e di pretendere mazzette. Il suo rifiuto di sottostare alle loro regole, avrebbe provocato l’allontanamento dall’azienda e il conseguente fallimento della sua società, la Ldm. Nelle carte viene evidenziato come non si sia giunti a individuare riscontri alle parole di Di Lorenzo anche a causa dell’omertà che regna nella televisione pubblica italiana. «In modo assolutamente generico e non sufficiente» ad avallare le accuse, nelle stesse chiacchierate ascoltate dai pm «si fa riferimento ad un clima estremamente omertoso, ad una sorta di legge non scritta secondo cui chi denuncia certi fatti viene messo fuori dal sistema». La press-agent dei vip, Paola Comin, ha spiegato agli investigatori che «se la Ldm avesse ancora un’agenzia d’artisti difficilmente, dopo la denuncia presentata contro un dirigente Rai, riuscirebbe a lavorare con l’azienda, in quanto in Rai esiste il “castigo”».

L’ACCUSATORE
Proprio Di Lorenzo ha raccontato «di essere stato oggetto di reiterate pretese concussive da parte di diversi funzionari del servizio pubblico radiotelevisivo e, dalla data del suo rifiuto (2006), di condotte mobbizzanti sempre più pesanti, tali da determinare la sostanziale inattività della società». Uno di questi dirigenti Rai, ha spiegato Di Lorenzo ai magistrati, gli avrebbe chiesto denaro in due occasioni, più una terza.<ET>Soldi recuperabili grazie alle sue produzioni con la Rai “favorite” proprio da chi quei soldi avrebbe ricevuto a mo’ di tangente. Accuse gravi, ma come detto, non dimostrate dalla pubblica accusa.

IL CASO VILLA
Per dimostrare come funzionvano le cose in Rai, Di Lorenzo, nella denuncia presentata alla procura racconta del “caso Villa”: «per un mio programma, Ciak si canta, edizione 2011» non è stato chiuso il contratto di Manuela Villa per trecento euro di differenza sul cachet dell’artista, e questo a due giorni dalla messa in onda».

FATWA IN RAI
Non essendosi piegato a questo presunto sistema di tangenti, uno dei format televisivi più noti creato da Di Lorenzo, «I Raccomandati», avrebbe subito – a suo dire – drastici tagli di budget e puntate, per un danno economico di oltre 2 milioni di euro in due anni. Quando il pm ha chiesto al produttore in che modo la «condotta mobbizzante» nei suoi confronti sarebbe proseguita anche dopo il pensionamento di Raveggi, il querelante ha puntato l’indice su un personaggio ben preciso «e sul sistema clientelare, ancor prima che di illeciti, che regna sovrano in Rai». Infine Di Lorenzo ha spiegato al magistrato che le persone intenzionate a confermare le sue accuse sul “sistema Rai”, sarebbero tantissime, ma non si espongono perché «temono la fatwa».

IL TESTIMONE
L’unico che si è esposto ed ha avallato le denunce del patron della Ldm, è stato Guido Paglia, fino 30 settembre 2012 responsabile della Direzione comunicazioni e relazioni esterne della Rai. L’ex alto funzionario ha confermato le dichiarazioni di Di Lorenzo sulle due tranche di soldi, nulla sulla terza, aggiungendo che il produttore fu «emarginato e danneggiato con conseguente calo dei fatturati» sia sul lato dei programmi d’intrattenimento che su quello delle fiction. Paglia ha anche sottolineato che Di Lorenzo «era schifato e voleva fare la denuncia (..). Io gli feci presente che se avesse fatto la denuncia avrebbe smesso di lavorare in Rai. Da allora, Di Lorenzo mi raccontò di tutti i comportamenti mobbizzanti ricevuti in Rai». Infine Paglia ha aggiunto: «Io ricordo che parlai anche con Del Noce (Fabrizio, allora direttore di RaiFiction, non indagato, ndr) della faccenda, che mi disse che non c’erano prove e che erano la sua parola contro quella di (…) per cui non lo spostò dicendosi “garantista”…».

LE TANGENTI
Di Lorenzo parla continuamente di tangenti e di altre utilità ricevute dai dirigenti che accusa, «anche attraverso regali ai matrimoni da parte di artisti» amici. Accuse, come detto, non riscontrate, né attraverso le testimonianze né tramite le intercettazioni, che anzi, in molti casi, hanno allontanato i sospetti. Anche la Rai, nel suo audit interno, ha smentito in due report le accuse di Di Lorenzo(«non trovano oggettivo riscontro»). Come sottolinea lo stesso pubblico ministero, e come vedremo nelle prossime puntate, sarebbe stato anche il clima di omertà a non aver permesso di giungere alla verità su “stecche”e favoritismi all’interno della tv di Stato.
di Valeria Di Corrado Luca Rocca

Fonte Il Tempo

 

Roma, 26 gennaio 2015

 

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