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Cassonetti rovesciati in strada, bottiglie e vetri rotti: la rivolta di un gruppo di stranieri, quasi tutti nigeriani, ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. I disordini sono avvenuti nella tarda serata del 16 febbraio in viale Costituzione a Ferrara, in zona Gad, un’area della città vicino alla stazione e al grattacielo, al centro di episodi di violenza, spaccio e polemiche. A scatenare la protesta, su cui è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, è stato l’investimento verso le 20.30 di un nigeriano di 28 anni, inseguito dai carabinieri, da parte di un’auto privata. E’ stato trasportato in ospedale in condizioni di media gravità, ma è partito un passaparola errato secondo cui era stato ucciso, travolto dai carabinieri. Così 40-50 stranieri si sono riversati in strada rovesciando cassonetti e urlando.

Sono intervenute le forze dell’ordine con pattuglie dell’Esercito in servizio in stazione. Non ci sarebbe stato contatto tra i due fronti. E’ stato chiamato un mediatore culturale per spiegare al gruppo che il giovane era solo ferito e a quel punto la tensione si è abbassata. Il 28enne è stato denunciato per detenzione ai fini di spaccio perchè trovato in possesso di una piccola quantità di droga. I carabinieri stanno lavorando per identificare i partecipanti alla protesta.

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“Vivono tutti in quell’area – racconta in esclusiva al Giornale.it David Marinai, segretario provinciale del Fsp Ferrara – E il degrado va avanti da almeno cinque anni”. Di arresti la polizia e i carabinieri ne fanno tanti, peccato che spesso vengano vanificati in breve tempo. Ogni operazione si trasforma in una “goccia nel mare”: chi viene fermato per motivi di droga poche ore dopo è già libero e torna in Gad come se nulla fosse. “È la norma”, dice Marinai. E c’è un motivo.Da quando gli immigrati (molti richiedenti asilo, altri irregolari) hanno “preso casa” in quella zona di Ferrara le grandi dosi di coaina o eroina “le tengono negli appartamenti”. Non più in tasca. “Quando li catturiamo – spiega l’agente – li troviamo con addosso solo pochi grammi di droga”. In questo modo, il reato che si configura è quello di possesso e spaccio “di modica quantità”, un “reato minore” che “non prevede il carcere”. È problema di legge, non di giudici. Il traffico si è evoluto, ma la normativa è rimasta “indietro”. Così il risultato è lo stesso: i migranti tornano sempre in Gad liberi di portare avanti la loro attività criminale.

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Impossibile fare un blitz negli appartamenti spiega ancora IlGiornale.it “Non si riesce a capire dove vivono e così una perquisizione è difficile da realizzare”, spiega Marinai. Basterebbe chiederlo a loro, ma “fingono di non ricordarsi e non si possono mica forzare”. Così l’illegalità dilaga, si sedimenta, prende forza. E poi esplode come ieri sera.

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