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C’è violazione della privacy nel riprendere un poliziotto nel corso di un accertamento amministrativo nei confronti di un cittadino avvenuto in un luogo pubblico? – da La Legge per tutti

Mentre stavi guidando l’auto e procedevi ad una normale andatura, una pattuglia della polizia ti ha fermato per un controllo. Hai fatto presente di avere fretta: sei in ritardo a un importante appuntamento di lavoro e non puoi perdere tempo. Per tutta risposta gli agenti si sono indispettiti e hanno iniziato a “prendersela comoda”.

Ti hanno così chiesto di aprire il portabagagli avviando una vera e propria ispezione. Anche la verifica della patente e degli altri documenti ha richiesto più tempo del solito. Poi si sono avvicinati per farti delle domande: «Dove stai andando?», «Perché hai tanta fretta?», «Che lavoro fai?»… Convinto di essere vittima di un abuso, hai pensato bene di afferrare lo smartphone e di azionare la registrazione video per riprendere l’interrogatorio. In quel momento uno dei verbalizzanti ti ha minacciato: «Queste operazioni non possono essere riprese; sono private!».

Così dicendo ti ha intimato di spegnere il cellulare. Tu hai fatto notare invece che si tratta di attività che, se davvero svolte nell’interesse della collettività, non possono essere riservate: perché nascondersi se si sta facendo il proprio dovere? E così, senza pensarci due volte, hai pubblicato la diretta sui social network: ora chiunque è collegato a Facebook può seguire ciò che ti sta accadendo.

Di lì a breve ti sei trovato addosso una denuncia per violazione della privacy e intralcio alle forze dell’ordine. Che possibilità hai di essere assolto da un’accusa di questo tipo? Si può filmare la polizia mentre fa una multa? Un caso identico pende innanzi alla Corte di Giustizia della Comunità europea. Ti interesserà allora sapere quali sono state le conclusioni dell’Avvocato Generale al termine del processo. Ebbene, lo spiega LA LEGGE PER TUTTI come di seguito. Riportiamo solo una parte dell’articolo che p leggere integralmente alla FONTE ORIGINALE


Secondo l’avvocato generale della Corte Europea, solo una norma interna dello Stato Membro, che deroghi alla disciplina comunitaria, potrebbe consentire una tale invasione della privacy di chi svolge pubbliche funzioni nell’esercizio delle stesse. Deroga che, allo stato attuale, è prevista solo per le funzioni giornalistiche e tale non è certo quella dell’utente di un social network che vuol pubblicamente denunciare l’operato della polizia.

Pertanto, in assenza di diverse disposizioni, la ripresa e la registrazione di funzionari pubblici nell’esercizio delle loro funzioni presso il luogo di lavoro e la successiva pubblicazione della registrazione video su internet costituisce un trattamento di dati personali che è considerato vietato e, quindi, illecito penale.

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