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Violenza sulle donne, Filomena racconta la sua storia: ‘Io, Carabiniere in sedia a rotelle’

Filomena, si immaginava già maresciallo dei Carabinieri. Era riuscita, anni fa, a superare il bando di concorso dell’Arma dei Carabinieri, uno dei primi aperti anche alle donne, ed entrare nella Scuola dell’Arma. Donna in divisa. Un futuro roseo, una carriera brillante. E invece la vita ha preso una piega diversa.

Filomena oggi fa la psicologa, è diventata madre di due gemellini ed è costretta a muoversi su una sedie a rotelle, perché il suo ex compagno dell’epoca non volle rassegnarsi alla lontanaza, alla fine del loro rapporto.

Oramai così lontana da lui e dal paese, la Puglia. Così un bel giorno lui le ha sparato a bruciapelo. Sono bastati due colpi di pistola. Uno si è fermato a tre millimetri dalla aorta, un altro ha lesionato il midollo spinale. Della sua storia, parla proprio la stessa vittima ad una platea di studenti della Sapienza durante un incontro organizzato dalla Polizia di Stato, da sempre molto attiva su questo fronte.

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Lei, un tono asciutto, professionale, oramai l’ha raccontata tante volte la propria storia.
Si commuove e fa commuovere però, ogni volta “Ho avuto io l’ergastolo perché ha dovuto rinunciare al mio sogno”. Era il 13 gennaio 2006, maledetto quel giorno.
Il giorno in cui la sua vita cambiò per sempre non lo dimenticherà mai.

Stava uscendo dalla Scuola Marescialli quando ricevette la telefonata del suo exex compagno.

L’ennesima discussione sulla separazione. Lui aveva fatto centinaia di chilometri per ritrovarla e portarsela via.

Lei non avrebbe voluto, lui riuscì a convincerla. Alla fine si erano voluti bene, chi poteva immaginare una cosa simile? Ma evidentemente, racconta ancora, non a tutti diede la stessa impressione. Il comandante infatti si insospettì. “Le chiese dove abitasse: l’avrebbe tenuta d’occhio” racconta l’Ansa.

Filomena andò all’appuntamento. Incontrò l’ex compagno. Si salutarono. Poi in poco tempo una nuova discussione. L’ennesima, ancora. Lui voleva sposarla, lei non ne voleva sapere. La ragazza, allora uscì, aprì il portone per rientrare in casa, ma non fece in tempo a richiuderlo. Lui aveva portato con sè una pistola, lei non avrebbe mai potuto neanche immaginarlo. Alla fine, era stato il suo amore. Poi gli spari. Il sangue. Le urla. Il dolore. Lo spavento. E lui sparò ancora: “O mia o di nessun altro”. Infine il terzo colpo, ma non su di lei.

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Quando riapre gli occhi è in ospedale, dopo due giorni di coma.
Strappata alla morte dai medici. E dal suo comandante, che riuscì ad atterrare l’aggressore prima che potesse ucciderla. L’uomo è stato condannato a 11 anni e 8 mesi.
Uno solo passato in carcere. Lui ora si è rifatto una vita. Ha potuto, lui che cammina.
Filomena invece si è sposata. Ha sposato l’uomo che l’ha salvata, il suo comand

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