Reggio Emilia. Latitante prende ostaggi alle poste: arrivano le teste di cuoio dei Carabinieri

A Pieve Modolena arrivate le forze speciali, rilasciato uno degli ostaggi. E’ entrato urlando: “Sono quello condannato a 19 anni”

Si tratta di Francesco Amato, imputato condannato pochi giorni fa nel maxi-processo di ‘ndrangheta “Aemilia” l’uomo asserragliato dentro l’ufficio postale di Pieve Modolena, frazione di Reggio Emilia, con un coltello. “Sono Sono quello condannato a 19 anni in Aemilia, ammazzo tutti”. Si è presentato così, prima di scatenare il caos nella piccola località

Amato si era dato alla latitanza dopo la sentenza. Nell’irruzione avrebbe fatto uscire tutti i clienti, tenendo in ostaggio cinque dipendenti, tra i quali la direttrice. Secondo le ultime informazioni, nna donna, dopo circa un’ora sarebbe stata rilasciata e appena fuori dal locale ha avuto un malore.

Sul posto è arrivato anche il questore di Reggio Antonio Sbordone e il prefetto Maria Forte. Amato è ormai asserragliato nell’ufficio postale da 4 ore. L’uomo, riferiscono i Carabinieri, nel corso delle trattative ha chiesto di parlare con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Ma chi è davvero Amato? L’uomo – racconta il tgcom24 -è stato è stato condannato il 31 ottobre a 19 anni e un mese di reclusione nel processo Aemilia, con l’accusa di essere uno degli organizzatori dell’associazione ‘ndranghetistica.

Assieme al fratello Alfredo, secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bologna era “costantemente in contatto con gli altri associati (e della famiglia Grande Aracri) in particolare per la commissione su richiesta di delitto di danneggiamento o minaccia a fini estorsivi, commettendo una serie di reati”.

Imminente il blitz delle teste di cuoio.

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