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Liberté! Egalité! Cabaret. Sciacquare nella Senna i propri guai non basta, la campagna presidenziale di Francois Fillon è una centrifugata in famiglia che non fa sparire la macchia: ma i soldi la moglie li ha presi sì o no? Nell’attesa della risposta il patatrac è fatto, Fillon non passerebbe al primo turno, Macron andrebbe al ballottaggio con Marine Le Pen. Vince l’ex banchiere in Rothschild trasformato in socialista da sfilata? Chi lo afferma cerca nervosamente qualcosa di metallo da toccare, perché il clima è un certo clima e le cose dette dalla signora Le Pen affascinano la borghesia più di quanto si immagini. L’uscita dalla Nato è un cavallo di battaglia del generale De Gaulle, l’euro non è mai stato amato e qualcuno dovrebbe ricordare il volto pallido dell’allora presidente Chirac nel 2005 quando i francesi dissero No alla Costituzione europea. Non ci sarà psicodramma in aprile, ma Les Miserables di Victor Hugo hanno subìto una trasformazione nella Florida che fu possedimento di Francia, sono diventati i Deplorables di Donald Trump e qualcosa là fuori sta succedendo, da Crooked Hillary a Crooked Macron è un attimo. E il piano B, la sostituzione dell’imprudente Fillon s’agita nel buio. Fillon deve lasciare dicono quelli che leggono i fondi del caffè della politica francese, Juppé al Figaro dice che lui no, non farà ricorso per le primarie (che ha perso) e la sola idea di rimetterlo in pista dice tutto sull’impervio e lo scosceso del cammino francese. Fillon oggi alle 16 parlerà ai giornalisti, qualsiasi cosa dica, la storia è già inchiostrata di dramma personale e sberleffo pubblico, non importa l’esito ma il fremito, siamo al tonfo di gioia: Liberté! Egalité! Cabaret!

Giornali italiani. Sui quotidiani lo sversamento francese subisce un trattamento cinematografico con la comparsa di una serie di personaggi in cerca d’autore. Il Corriere della Sera apre così: “Sfida Le Pen: via da Ue e Nato”. Poi il Corriere di taglio piazza una grillata, per assonanza culturale, si immagina: “M5S, il caso Roma agita la base. Ma Di Maio: arriveremo al 40%”. L’editoriale è di una firma nuova, Paolo Mieli, lungo pezzo su primarie, scissioni, destri, sinistri, ulivi. Il solito orto botanico per il quale oggi si fa la fila in edicola. Andiamo avanti. Repubblica fa un titolo più contemporaneo: “Le Pen, la sfida: io come Trump”. Altro? C’è un tale sul Messaggero che dice: “Un’Europa a più velocità può agganciare la Russia”. Davvero? Tanti auguri. Sul Mattino c’è un titolo che riassume la bella politica italiana, in particolare del Pd, l’ultimo che era rimasto in piedi: “Tutti contro tutti. Il Pd al Sud versione Balcani”. Cose da delibare lentamente, come un cioccolatino ripieno? Il titolo più interessante del giorno, la conferma che niente si trasforma, che tutto cambia ma nulla muta, eccolo su Repubblica: “Il calcio, un’altra vita per Veltroni”. E’ il favorito per la presidenza della Lega Calcio. Le competenze le ha: allegò le figurine Panini dei calciatori all’Unità.

Il peggiore d’Europa: l’Italia. L’economia europea è in netta ripresa ovunque, solo un paese ha risultati deludenti: l’Italia. L’Eurozona ha messo a segno 14 trimestri positivi di crescita, la fiducia è al massimo negli ultimi sei anni. Le previsioni sono ottime per tutti: Spagna a 2,5 (l’anno scorso è cresciuta del 3,2), Olanda vicina al 2 per cento, Germania e Francia abbondantemente sopra l’1 per cento. L’Italia? Un misero 0,5 per cento che dice tutto. Finito lo storytelling, torna la realtà. Renzi? Tutto bene, non pervenuto.

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