Franco Gabrielli, lettera aperta ad un “aspirante poliziotto”

Mi sono dilungato sulla descrizione dettagliata di quanto avvenuto e della motivazione delle scelte fatte non solo per il rispetto del doveroso principio di trasparenza che ogni amministrazione deve a ciascun cittadino, ma perché l’ultima cosa che vorrei è che giovani come lei, animati da passione e motivati da quegli stessi principi che ispirano la nostra Polizia (giustizia, equità, legalità), pensino che si stia compiendo una violazione di un diritto costituzionalmente garantito. E spero di essere riuscito anche a trasmetterle un mio intimo convincimento, cui cerco di conformare ogni mia decisione: rispetto ai legittimi e comprensibili interessi dei singoli, chi porta la responsabilità di strutture complesse come quella che oggi è a me affidata deve sempre anteporre l’interesse più grande del bene della collettività a quello dei singoli. Che in questo caso è una Polizia di Stato sempre più adeguata a svolgere la sua missione a servizio del Paese.

Caro Fabio, mi creda, non mi è stato facile risponderle, perché penso di riuscire a comprendere la delusione di chi si vede negato un sogno, ma spero davvero che queste mie parole, lungi dal convincerla su una scelta in ogni caso opinabile – come ogni scelta – le abbia almeno consentito di comprendere il senso e le motivazioni del percorso che abbiamo voluto intraprendere.

Auguro a lei e a tutti i giovani i cui pensieri ha voluto interpretare con la sua bella e intensa lettera di poter vivere comunque una vita lavorativa mossa dalla passione e soprattutto di non perdere fiducia nelle istituzioni di questo Paese, troppo spesso ingiustamente vituperate.

Con sentita stima,

Franco Gabrielli