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Gaetano non ce l’ha fatta e la sua morte riporta alla luce un dramma dimenticato: le morti per uranio impoverito.
Gli italiani veri stanno con gli uomini delle Forze Armate che in questi anni si sono ritrovati a combattere una guerra
non solo alla malattia, ma anche alla burocrazia di un paese che elogia e ricorda i suoi figli solo nelle bare..
Ed a volte neanche quello.

Gaetano Luppino è morto la notte scorsa, dopo una lunga malattia

Purtroppo non ce l’ha fatta Gaetano Luppino, l’ex sottufficiale dei carabinieri da tempo malato dopo essere rimasto contaminato dall’uranio impoverito nel 2004, nel corso di una missione in Bosnia e Kosovo.

Gaetano, che dieci anni fa aveva scoperto di avere un melanoma, è morto poche ore fa a Savona.

Il militare, per combattere la malattia si era sottoposto a numerosi cicli di chemioterapia e numerose operazioni, Il ministero della Difesa doveva corrispondergli i “benefici assistenziali”, ovvero un indennizzo di più di 150 mila euro, che viene riconosciuto a militari e civili che si sono ammalati dopo essersi esposti a “particelle pesanti”.

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Il militare, quando aveva preso parte alla missione, era in forza a Savona, nella caserma dei carabinieri di corso Ricci.

Scrive La Stampa: “Oltre a combattere contro il male, l’ex sottufficiale aveva sostenuto anche una lunga battaglia legale con il ministero della Difesa per vedersi riconosciuto un risarcimento per le sue gravi condizioni di salute conseguenza di quella missione all’estero nel 2004, in Bosnia e in Kosovo con la «Msu», la Multinational Specialized Unit.

Il carabiniere aveva dovuto rivolgersi al giudice del lavoro con un ricorso contro la decisione del ministero che aveva respinto la sua domanda e non aveva riconosciuto l’indennizzo.

In primo grado il giudice del tribunale di Savona, Elisabetta Baisi gli aveva dato ragione e, forte di una perizia secondo la quale «è altamente probabile il nesso di causalità tra l’esposizione all’uranio impoverito e il tumore»,

Gaetano Luppino, ex sottufficiale dei carabinieri, è morto in ospedale

aveva condannato il ministero e quantificato l’indennizzo in 150 mila euro ai quali dovevano essere aggiunti gli interessi maturati dal momento in cui il carabiniere aveva presentato la domanda. «Sono soddisfatto» aveva commentato Gaetano Luppino.

Nel 2014 anche la corte di Appello aveva dato ragione al carabiniere, confermando la sentenza di primo grado del giudice del Lavoro di Savona. «Dedico la mia vittoria a mia moglie e mia figlia – aveva commentato Luppino – senza dimenticare il caporale Erasmo Savino che, purtroppo, non c’è più». “

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