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Un detenuto siciliano di 58 anni è evaso dal carcere di Volterra (Pisa) approfittando di un permesso di alcuni giorni concesso per “gravi motivi familiari” dal magistrato di sorveglianza. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, l’uomo che sta scontando una pena per omicidio volontario, non si è presentato ieri alle 11 alla porta del Maschio di Volterra. Si tratta di Gesualdo Sapienza, che deve finire di scontare una pena a 14 anni e 8 mesi, iniziata nel 2011, per aver ucciso in Sicilia un operatore ecologico con il quale aveva dissapori. Per il detenuto 58enne siciliano è scattata una denuncia per evasione, come ci ha confermato ieri sera la direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo.  Il latitante aveva già scontato una condanna per reati gravi compiuti sempre in Sicilia e nel 1996, anche allora approfittando di un permesso, era evaso dal carcere di Perugia.

Nel luglio del 2017 un altro detenuto era evaso dal carcere di Volterra: si trattava del tunisino Ismail Kammoun, condannato all’ergastolo, sparito nel nulla durante un permesso premio.

Scrive La NazioneAveva ottenuto un permesso di necessità, che può concedere il magistrato di sorveglianza di fronte a particolari situazioni familiari del detenuto. Ieri non è rientrato, ma voglio subito precisare che questo tipo di permesso non è legato, in alcun modo, ai percorsi premiali che vengono concessi ai detenuti». Sapienza è diventato ufficialmente un “fantasma” da ieri mattina: il galeotto nei giorni scorsi è partito dal colle, direzione Sicilia, per un problema legato alla sfera familiare.

E non ha più fatto ritorno nel carcere di Volterra. Sapienza ha alle spalle un “robusto” curriculum criminale: nel 2011, è stato condannato a 14 anni e 8 mesi di reclusione per aver ucciso, con tre colpi sparati da un fucile da caccia, il 35enne Carmelo Ferraro, un operatore ecologico di Palagonia (provincia di Catania) che aveva fatto irruzione nella sua casa, minacciandolo con una spranga. Sapienza fu condannato per omicidio volontario, con l’attenuante della provocazione. E negli anni precedenti a questa condanna, altre “burrasche” avevano inquinato la vita del galeotto: nel 1981 era nella gang di banditi che, ancora in Sicilia, durante una tentata rapina, assalirono un pullman di linea, freddando l’autista del bus e un avvocato.  Il galeotto fu ritenuto l’esecutore materiale del duplice omicidio.”

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