Giorgia, vittima di bullismo a scuola: “Io ero malata e sudavo molto, loro mi perseguitavano”

Giulia ha 23 anni. Vive a Ferrara, è un’educatrice, ha studiato al conservatorio e da anni è attivissima in parrocchia in Azione Cattolica. Insomma, Giulia è una ragazza come tante altre. Ma dentro di lei, da quando si è diplomata, si nascondono dei brutti ricordi legati proprio al periodo delle superiori. “Fin dalle mie aspettative alte riguardo alle amicizie, dal primo giorno sono stata vittima di prese in giro da parte di compagni e di professori” racconta a Fanpage.it. “Sono stata vittima di bullismo -continua- e nella mia classe lo ero insieme ad un mio compagno che aveva, anzi che ha delle problematiche. Secondo me il fatto di non essere come tutti gli altri dava spunto a questo bullismo”.

Nella sua testimonianza, la 23enne rievoca diversi episodi. Da una gita a Londra trascorsa con evidenti problemi fisici “senza che nessuno si prendeva cura di me” e conclusa con oltre 40 di febbre una volta rientrata a casa, ai continui rimproveri dei docenti, a suo dire ingiustificati e gratuiti. “I miei compagni di scuola mi prendevano in giro per esempio chiamandomi Bondy Beach, che è un parco acquatico in provincia di Ferrara, perchè sudavo molto -continua-. Poi mi prendevano in giro quando mi facevo male e avevo magari stampelle o tutori e mi dicevano che facevo finta. Ma non era così. Ho una sospetta sindrome di Ehlers–Danlos, una malattia rara che colpisce nel mio caso i tessuti connettivi -spiega-. A me quindi succede spesso che si lussino le articolazioni e quando capitava anche i professori mi dicevano che ero esagerata, che secondo loro prendevo in giro chi stava veramente male”. Un altro ricordo bene impresso nella memoria di Gloria è quando “a metà della quinta superiore ho scoperto di essere dislessica e discalculica. Così decisi con la mia professoressa di scienze umane di rendere partecipe la classe di questo -prosegue-. Il giorno dopo averlo detto agli altri sono entrata in aula e ho sentito i miei compagni che stavano parlando, senza accorgersi che ero lì, del fatto che secondo loro avessi pagato i medici che mi hanno fatto la diagnosi”. Pensavano fosse un’altra scusa.

Niente inviti a feste o cene di classe, professori che, sempre a dire di Gloria, non la prendevano sul serio e, anzi, talvolta si lasciavano coinvolgere dagli altri in frasi poco carine nei suoi confronti e tante lacrime versate ogni giorno a casa, dopo la campanella, hanno segnato i cinque anni di liceo della ragazza. Ma non solo. “Hanno condizionato molto la mia vita -assicura Gloria-. Nonostante adesso abbia diversi amici, faccio fatica a instaurare dei rapporti stretti con dei gruppi, soprattutto di coetanei, perchè il senso di inadeguatezza che ho provato per cinque anni mi sta accompagnando anche adesso”. Anche grazie ad un supporto psicologico, iniziato già all’interno della sua scuola, “ho però capito che non mi devo sentire nè in colpa, nè mi devo vergognare. Hanno sbagliato loro, quindi se qualcuno deve vergognarsi, sono loro. Adesso ho trovato il coraggio di parlarne -dice ancora la ragazza-. Soprattutto perchè penso che parlare di bullismo, sia da parte delle vittime, sia da parte di chi ne è spettatore, sia importante verso chi ne è vittima in questo momento. E anche verso chi non riesce ancora a parlarne. Perchè ognuno ha la propria storia, però i meccanismi che ci sono dietro sono sempre gli stessi”.

“È facile fare una lezione sul bullismo e far vedere il video di una ragazza o di un ragazzo picchiati, però il bullismo non è soltanto il pugno in faccia -conclude Gloria-. Anzi, c’è molto dietro. E molte volte non si vede”.

 

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