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SOS1307297MORIRE a venti anni, lontano da casa, per una missione di pace, colpito a tradimento da un cecchino mentre si fa jogging in un momento di pausa dal servizio. E’ quello che è accaduto a Giorgio Righetti, il caporale paracadutista della brigata Folgore, medaglia d’oro al valore dell’esercito, caduto Mogadiscio il 15 settembre 1993 nel corso della missione di pace Ibis.

Il suo testamento spirituale in un colloquio con il suo comandante di compagnia pochi giorni prima di morire: «se riesco ad alleviare anche solo per un momento le sofferenze di questa gente senza colpe, ho raggiunto il mio scopo».

Onorificenze, medaglia d’oro al valore dell’esercito“Caporale Paracadutista facente parte del contingente militare italiano “Ibis” impegnato nella operazione umanitaria Onu di “Peace Keeping”, in una situazione operativa altamente rischiosa spesso si offriva volontario per operazioni di rastrellamento per ricerca e confisca di armi e per scorta a convogli. Durante la sua permanenza in Somalia ha sempre assolto con zelo, professionalità e spirito di sacrificio i compiti assegnatigli meritando sempre il consenso dei propri superiori e la ammirazione dei commilitoni. Durante un momento di pausa dal servizio, mentre effettuava all’interno del porto nuovo di Mogadiscio attività ginnico sportiva, veniva fatto segno a colpi d’arma da fuoco proditoriamente sparati da cecchini somali. Mortalmente ferito, immolava la sua giovane vita per un ideale di pace e di solidarietà fra i popoli. Chiarissimo esempio di soldato che ha dato lustro all’Esercito Italiano, facendogli riscuotere unanime ammirazione dalle Forze Armate Internazionali impiegate in Somalia”.  –  Mogadiscio (Somalia), 15 settembre 1993.

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