Giulio Regeni tradito da un’amica: è la tesi dei Carabinieri del ROS su Noura Wahby, compagna di studi

Quando gli egiziani l’hanno sentito, alla presenza del team investigativo italiano, s’è guardato bene dal raccontare l’episodio. E nulla ha detto delle sue chiamate. Perché anche il coinquilino, proprio come Noura, in più occasioni ha telefonato a una persona che subito dopo s’è messa in contatto con Nasr City. A scoprirlo sono stati i nostri Carabinieri, che hanno meticolosamente analizzato e comparato il suo traffico telefonico. Anche da lui, la procura di Roma vorrebbe chiarimenti. Dal Cairo per ora non sono arrivate risposte.

Qualche settimana fa, per l’ennesima volta, il procuratore Sadek ha assicurato la massima collaborazione; silenzio, invece, sulla possibilità di interrogare una decina tra generali, colonnelli, capitani della National security e del Dipartimento di polizia coinvolti a vario titolo nella vicenda. Tra loro i cinque referenti dei servizi segreti che hanno arruolato Abdallah per incastrare Regeni, come il colonnello Osam Helmy, lo stesso ufficiale che un anno prima aveva accolto la squadra investigativa italiana negando che l’intelligence egiziana avesse mai avuto a che fare con Giulio.

C’è il maggiore Sharif Magdi Ibrqaim Abdlaal che ha coordinato l’operazione di spionaggio ed è lo stesso che ha falsamente accusato e arrestato Ahmed Abdallah, il capo dei consulenti della famiglia Regeni al Cairo. Ci sono i responsabili della cruenta messa in scena che ha portato all’uccisione di cinque innocenti.

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