Bimbo sciolto nell’acido a 13 anni, scarcerato l’ergastolano suo carceriere

Franco Cataldo ha ottenuto il trasferimento agli arresti domiciliari per il rischio di contrarre il Covid-19. L’uomo, stava scontando una condanna all’ergastolo.

Per circa due mesi fu il carceriere del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, che venne rapito il 23 novembre 1993 – quando non aveva ancora compiuto 13 anni – per intimidire il padre del bambino che aveva deciso di collaborare con la giustizia.

Fu tenuto sotto sequestro per 779 giorni, ucciso e sciolto nell’acido per indurre il padre a ritrattare per volontà di Giovanni Brusca

Sull’ennesima scarcerazione si esprime Domenico Pianese del Coisp

La decisione di concedere gli arresti domiciliari a Franco Cataldo, condannato all’ergastolo per reati abominevoli, è una vera e propria nefandezza. Lo Stato abdica in un colpo solo alla garanzia della certezza della pena, al rispetto dovuto alla memoria di un bambino ucciso in modo bestiale e alla doverosa considerazione nei confronti di chi ogni giorno lavora, rischiando la propria vita, per assicurare alla giustizia persone come Cataldo“.

Così Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp.

“Non c’è nulla che possa giustificare la scelta di far uscire dalle patrie galere un mafioso e non c’è nulla che possa motivare la sua comoda permanenza a casa agli occhi dei cittadini onesti e degli agenti di Polizia. Prendiamo atto con grande rammarico che lo Stato, come troppo spesso sta accadendo con le scarcerazioni, ha abdicato ancora al suo ruolo”, conclude