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Strage in diretta social a Christchurch. Un commando ben organizzato ha aperto il fuoco su alcune moschee. Sui caricatori usati dagli attentatori i nomi di autori di stragi a sfondo razziale

Ci sarebbero almeno 40 morti in Nuova Zelanda in seguito a due sparatorie avvenute in due moschee della città di Christchurch. Fermati tre uomini e una donna. Le autorità hanno chiesto ai residenti di chiudersi in casa. Non è ancora chiara la dinamica delle sparatorie nelle due moschee di Al-Noor e Linwood, ma, secondo quanto riferiscono i media locali, tra gli attentatori ci sarebbe un cittadino australiano che avrebbe pubblicato un manifesto con contenuti di estrema destra e contro gli immigrati. La polizia neozelandese rende noto di aver inoltre disinnescato un certo numero di ordigni esplosivi improvvisati trovati all’interno di veicoli parcheggiati nei pressi delle moschee dove si svolte le sparatorie.

La premier Jacinda Ardern ha descritto l’accaduto come “un atto di violenza senza precedenti” e “uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda”. La polizia, via Twitter, ha esortato a rimanere chiusi in casa, a non andare in moschea in tutto il Paese e a non condividere il link dell'”inquietante” video sulla strage a quanto pare trasmesso in diretta. L’intera città era stata messa in ‘lockdown’ poi rientrato. La Ardern, parlando alla nazione, ha detto che tra le vittime potrebbero esserci rifugiati e migranti. “Loro hanno scelto la Nuova Zelanda come la loro casa ed e’ la loro casa. Loro sono noi – ha osservato – le persone che hanno compiuto questo atto di violenza non lo sono. Non c’e’ spazio per loro in Nuova Zelanda”.

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