“Dovrebbe morire bruciato vivo, la guerra la facciamo anche a chi ha la divisa”: l’odio dell’organizzazione nei confronti di carabinieri e poliziotti

Viterbo – Aveva dichiarato guerra ai compro oro di Viterbo. Per lui, titolare di tre negozi che commerciano proprio preziosi usati, i concorrenti erano diventati “obiettivi da colpire”. Se ne voleva “sbarazzare”, per avere il pieno “controllo” del settore. Ne parla un rticolo di TusciaWeb

Nel mirino di “Zio Peppino” erano finiti anche carabinieri e poliziotti, colpevoli di aver fatto il proprio dovere. Ovvero, effettuato controlli e indagato sui componenti dell’associazione mafiosa smantellata all’alba di venerdì. “La guerra la faccio pure a chi c’ha la divisa”, dice l’uomo in una conversazione telefonica. E dalle intercettazioni contenute nelle carte dell’operazione Erostrato emerge tutto il rancore, se non odio, che l’organizzazione criminale ha nei confronti delle forze dell’ordine.

Parlando del maresciallo Angelo Jesus Ciardiello, Trovato afferma: “Lo dobbiamo accorchiare”. Ovvero, massacrare di botte.

Definisce “sbirro di merda”, invece, l’assistente capo della squadra mobile Pietro Settembri. “Dovrebbe morire bruciato vivo, sennò gli metto una penna nella gola”. CONTINUA A LEGGERE SU TUSCIAWEB

 

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