Guglielmo Mollicone, i funerali del papà di Serena. Commozione ad Arce: “Che lassù possa avere giustizia”

Per 19 anni ha chiesto giustizia. Non si è mai arreso, sempre fiducioso che prima o poi qualcuno avrebbe pagato per l’omicidio della sua Serena.

La città di Arce, nel Frusinate, ha dato il suo ultimo saluto a Guglielmo Mollicone.

Ora a rischio processo, in una nuova indagine, sono il maresciallo Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, la moglie Anna Maria, il figlio Marco, il maresciallo Vincenzo Quatrale e l’appuntato Francesco Suprano.

Franco Mottola, i suoi familiari e Quatrale sono accusati di concorso in omicidio. Per Quatrale inoltre si ipotizza anche l’istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, mentre l’appuntato Francesco Suprano deve rispondere di favoreggiamento.

Il 30 giugno ci sarà l’udienza davanti al gup che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio.

Lacrime e commozione hanno accompagnato questa mattina la cerimonia funebre di Guglielmo che si è spento a 71 anni lo scorso 31 maggio, reduce da un infarto di alcuni mesi fa e da un successivo intervento chirurgico.

Il paese, in forma composta e commossa, si è unito al dolore sul piazzale davanti alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo in una giornata in cui è stato proclamato il lutto cittadino.

«Mi auguro – ha detto il sindaco di Arce, Luigi Germani – che anche da lassù il papà di Serena possa avere giustizia».

«Senza la sua forza probabilmente non saremmo riusciti a tenere viva questa indagine e ad arrivare ai risultati raggiunti», ha ammesso il suo storico avvocato, Dario De Santis, da sempre accanto al papà di Serena, ricordandolo durante il rito funebre. «È diventato un emblema non solo a livello locale, ma anche nazionale ed è entrato un po’ nel costume degli italiani, condizionandone anche il modo di pensare.

Possiamo riconoscere che ha lasciato un’eredità enorme con il suo operare ed è meritata, perché pochissimi si sono battuti come lui con intensità, caparbietà e capacità di non rassegnarsi. Il suo attaccamento e il suo rispetto verso le istituzioni è una lezione di educazione civica che lascia. Addio Guglielmo, ciao Guglielmo. Devi avere ancora giustizia, ma l’avrai».

La vicenda giudiziaria dell’omicidio della diciottenne Serena è stata lunga, tortuosa e segnata da episodi anche inquietanti. Due anni dopo il delitto fu arrestato con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere Carmine Belli, un carrozziere poi prosciolto nel 2006 da ogni accusa dalla Cassazione.

Ad aggiungere mistero anche il suicidio del carabiniere Santino Tuzi che nel 2008, prima di essere ascoltato dai magistrati, si uccise sparandosi nella sua auto.

La tesi della Procura di Cassino, oggi, è che la giovane morì dopo essere stata spinta contro una porta dentro la caserma dei carabinieri di Arce forse dopo un litigio col figlio di Mottola, Marco.

La svolta nelle indagini arrivò dalla perizia del Ris che rilevò come il corpo di Serena, ormai senza vita, fu spostato nel boschetto di Anitrella dove poi fu trovato con mani e piedi legati dal nastro adesivo e una busta di plastica in testa.

Fonte: LEGGO

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