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Sei disoccupato ma possiedi casa e macchina intestata: quali sono i rischi

Sei disoccupato ma hai auto e casa di proprietà? Rischi l’accertamento fiscale.

E questa la sintesi di un e\pisodio illustrato dal portale La Legge per tutti, secondo il qaule

“L’Agenzia delle Entrate può disporre accertamenti fiscali a carico di chi ha un’auto intestata pur dichiarando poco o essendo disoccupato”

E lo stesso discorso può valere per chi compra una casa sostenendone tutti i costi di gestione ma senza avere un reddito se non risultando proprio disoccupato

“Attenzione, dunque, ad acquistare o ad intestarsi un’auto, una casa o altri beni di lusso se si è disoccupati”, avvisa il portale

“in questi casi, infatti, è legittimo l’accertamento fiscale e non sarà così semplice, eventualmente, evitare le sanzioni sull’evasione presunta”

Ma vediamo chi rischia che cosa

Disoccupato con macchina e casa: l’accertamento fiscale

 

Premesso che nulla vieta che un disoccupato possa avere un’auto intestata o una casa di proprietà, è verosimile che tale proprietà faccia scattare, prima o poi, il redditometro e, successivamente ad esso, l’Agenzia delle Entrate possa inviare un accertamento fiscale – dice il sito –

Il Fisco, infatti, tramite le entrate e le uscite, tiene sotto controllo il tenore di vita di tutti noi e quando le uscite diventano troppe rispetto alle entrate scattano gli accertamenti fiscali.

Il ragionamento alla base di tutto è il seguente: ognuno di noi può spendere quanto guadagna

In soldoni, ciò che esce da qualche parte deve anche rientrare. Logico, come logico appare il fatto che gli acquisti non possano essere credibili quando superiori al 20% rispetto al proprio guadagno.

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Insomma, il dubbio che si lavori in nero appare più che scontato e lecito

 

 

Infatti chi ha condizioni economiche complesse o addirittura si trova senza lavoro, difficilmente riuscirà a sostenere i costi di gestione di un appartamento, anche piccolo o di un’automobile.

Due sono le alternative: o i soldi gli sono stati regalati da terzi o il contribuente ha redditi nascosti.

Pertanto, se il contribuente non riesce a dimostrare la prima circostanza, è inevitabile che l’Agenzia delle Entrate faccia scattare l’accertamento fiscale

In altre parole, il fisco presume e imputa in capo al contribuente un reddito superiore a quanto da lui stesso dichiarato e su di esso calcola ulteriori tasse con le relative sanzioni per l’evasione.

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Quindi gli notifica l’ordine di pagamento.

“Per difendersi – scrive sempre il portale LaLegge per Tutti

il contribuente non potrà semplicemente sostenere o far sostenere mediante una testimonianza che i soldi gli sono stati regalati da terzi, ma dovrà anche dimostrarlo”

 

 

Tale dimostrazione non può avvenire con testimonianze – vietate nel processo tributario – ma unicamente tenendo traccia della provenienza del denaro, garantita ad esempio dai bonifici sul proprio conto corrente o da un assegno non trasferibile”

Sbaglia quindi chi, per dimostrare gli aiuti economici da parte di terze persone, si fa rilasciare da questi ultimi delle dichiarazioni scritte che però non trovano corrispondenza poi nelle movimentazioni dei conti correnti bancari.

Senza contare che, come detto, le dichiarazioni testimoniali – anche se scritte – non hanno alcun valore davanti alla Commissione Tributaria.

In conclusione, in vista di donazioni e regali (anche di Natale) economicamente importanti è sempre importante optare per metodi di pagamenti tracciabili.”

PER ULTERIORI INFORMAZIONI O CONSULENZE, CONSULTARE IL SITO LA LEGGE PER TUTTI

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