“Ho visto troppe bare, mi fa rabbia accorgermi che molti sono stufi delle regole”

La testimonianza di Isabel Losano, medico alle Molinette di Torino, pubblicato dal sito torino.repubblica.it “ho visto troppe bare, mi fa rabbia accorgermi che molti sono stufi delle regole”

Mi chiamo Isabel Losano. Da quando sono nata abito a Luserna San Giovanni, un comune del Torinese, ma con l’inizio dell’università, nel 2007, mi sono trasferita a Torino, pur continuando a tornare regolarmente in Valle dai miei genitori, a respirare l’aria delle mie montagne. Sono un medico e da fine febbraio lavoro al pronto soccorso delle Molinette, a Torino.

Dal 2 marzo, una settimana prima che uscisse il decreto che identificava tutta l’Italia come zona rossa, non torno a Luserna, perchè, pur essendo stata io bene fino a questo momento ed avendo sempre indossato i dispositivi di protezione individuale, sono quotidianamente a contatto con pazienti Covid positivi e, potendo io essere veicolo di contagio, non ho voluto far correre dei rischi ai miei familiari ed amici. Ho ancora la residenza a Luserna, avrei potuto prendere la macchina e venire su e, qualora mi avessero fermato, avrei potuto esibire il tesserino dell’Ordine dei medici, dicendo che stavo rientrando a casa.

Non l’ho fatto, per rispetto: delle leggi, del prossimo in generale e delle persone a me care. Non sono tra coloro che in queste settimane hanno riempito i social con immagini di noi sanitari oberati di lavoro, con le mascherine, o di mielosi interventi strappalacrime volti a sottolineare quanto fosse difficile emotivamente e fisicamente prendersi cura di questi pazienti. Non ho mai fatto del mio mestiere un vanto o uno status sociale, l’ho scelto perchè mi piace e ringrazio di aver avuto la possibilità di studiare per farlo.

Non mi interessa farmi pubblicità, non sono solita fare campagne informative o battaglie di principio, ma questa volta vorrei concedermi uno strappo alla regola. Ricordo perfettamente la sensazione provata lunedì 9 marzo, mentre, circondata dai pazienti, hanno iniziato ad arrivare uno dietro l’altro l’esito dei tamponi, tutti positivi. E’ stato come essere investiti da un’onda. Il pensiero è andato subito ai miei cari ed ho ringraziato che fossero lontani da lì, a casa, al sicuro. Stare lontano da casa è dura, ma ciò che mi dà la forza per andare avanti è sapere i propri affetti protetti.

Poi è arrivato il decreto. Poi la quotidianità scandita da bollettini di guerra, numeri, immagini di ospedali, di bare. Abbiamo tutti imparato nuovi termini: R zero, lockdown, ventilatore, antivirale, idrossiclorochina, Rsa, paziente zero, paziente uno, comorbilità, isolamento. Abbiamo passato tutte le fasi della quarantena e le abbiamo sbandierate sui social: foto con la mascherina, foto dei cibi fatti in casa, foto di bambini che disegnano, foto di lussureggianti giardini, foto di noi sorridenti mentre solleviamo pesi, flashmob in balcone.

Poi basta, perchè questa quarantena è pesante per tutti. Adesso non vediamo l’ora che finisca, vogliamo tornare alla vita di prima, lasciandoci alle spalle questa parentesi, perchè ora è finita. Domenica, mentre stavo lavorando, circondata da anziani provenienti dalle strutture e dagli operatori che vi lavorano, ho avuto la sensazione che tutto questo non fosse ancora finito. Prendendo i mezzi pubblici questa mattina, costretta dal brutto tempo, mi sono preoccupata di come da lunedì manterremo il giusto distanziamento sociale.

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