“Ho visto troppe bare, mi fa rabbia accorgermi che molti sono stufi delle regole”

Già ora non siamo in grado. Indipendentemente da quello che stabilirà il decreto del 4 maggio, non ci stiamo ancora lasciando questa storia alle spalle. La rabbia oggi, mentre ero sul bus, di vedere persone vicine le une alle altre, di sapere che ci sono i classici “furbetti” che, infischiandosene delle regole, sono scappati fuori città, hanno pagato la parrucchiera perchè venisse a casa a far loro la tinta, è stata tanta. Evidentemente la maggior parte delle persone non ha la percezione del rischio e, essendone priva, si sente falsamente al sicuro ed adotta comportamenti che mettono a rischio se stessi e gli altri.

Mi sono chiesta, dunque, se fossi una delle poche persone a rispettare le regole e a mantenere la quarantena. Capisco che la quarantena sia dura per tutti, logisticamente e psicologicamente. E’ dura per i piccoli commercianti, che hanno le saracinesche abbassate da due mesi, per gli operai in cassa integrazione, per i genitori che non sanno più come intrattenere i figli, per i bambini strappati dalla loro quotidianità ed ostacolati nel loro processo di crescita e socializzazione. È dura restare in famiglia per chi una famiglia accogliente non ce l’aveva neppure prima del Covid 19, perché in questa situazione il pericolo non è fuori, ma dentro casa.

Io mi ritengo privilegiata, perchè, essendo medico, ho potuto continuare ad uscire di casa, a vedere persone, tra cui alcuni cari amici che lavorano nel medesimo mio ospedale, percepire uno stipendio. Ho insomma mantenuto la mia routine. Non mi sento un eroe, mi sono scelta questo lavoro e sto continuando a farlo esattamente come prima. Non credo di meritare più ringraziamenti di quanti se ne debbano rivolgere ai netturbini, ai cassieri dei supermercati, ai corrieri di Glovo o di Just Eat, ai farmacisti, solo per citarne alcuni.

Tuttavia il rendermi conto che la gente non sta più rispettando le regole perché è stufa, e che non vede l’ora che sia il 4 maggio per riprendere a fare la vita di prima, mi fa rabbia. Tanta. E’ una mancanza di rispetto verso se stessi e verso la collettività. È segno di una incapacità ad adattarsi, ad affrontare le difficoltà,di egoismo. Dove è finita la tanto millantata resilienza, parola che, dalla fisica dei materiali, passando per gli studi degli psicoterapeuti, é ora sulla bocca (e sui profili) di tutti?

Io non torno a casa dal 2 marzo, vedo i miei cari ed il mio cane con le videochiamate, sono a contatto con gli amici tramite computer e telefono, mi mancano le passeggiate nel verde, non nuoto da due mesi e, grazie alla generosità della mia istruttrice, mi sono adattata a fare lezioni di ginnastica tramite Google Hangouts, io che mi sono sempre rifiutata di andare in palestra. Ero abituata a fare aperitivi e cene con gli amici ogni settimana, ora mi ordino la pizza con JustEat e faccio aperitivi virtuali con patatine e crodino.

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