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maròRoma, 2 gennaio 2015 – Al primo gradino del nuovo anno, da quell’ormai lontano 15 febbraio del 2012, contiamo 1037 giorni. I 1037 giorni di vergogna che vedono come principali protagonisti, i nostri due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, insieme alla incapacità politica di tre governi italiani succedutisi in così poco tempo. Lo scempio inizia con Mario Monti alle redini della presidenza del consiglio, segue con Enrico Letta, e non cambia con Matteo Renzi. 1037 giorni di chiacchiere, che aprono la frontiera di un nuovo capitolo dei libri di storia politica: la crisi diplomatica tra India ed Italia. Sono tre anni oramai che si parla di soluzioni, dialogo, ma di queste ad oggi, neanche l’ombra. Ripercorriamo brevemente la vicenda: era il 15 febbraio del 2012, ore 16.30. La nave mercantile italiana Enrica Lexie, naviga al largo delle coste del Kerala. A bordo dell’Enrica Lexie, sei fucilieri di Marina Militare, appartenenti al Battaglione San Marco, in missione. Tra questi Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Alla nave mercantile si avvicina un peschereccio, che scambiato per un attacco pirata, porta i due Marò ad aprire il fuoco. Due pescatori indiani di 25 e 45 anni restano uccisi. La nave italiana viene sottoposta in stato di fermo, e i due Marò il 19 febbraio 2012 vengono arrestati con l’accusa di omicidio. Da allora sono trascorsi 1037 giorni. 1037 giorni lontani dalle proprie famiglie, dagli affetti, dalla loro terra. Quella che per tre governi di seguito è stata chiamata “priorità”, è ancora oggi nel buio totale. Non c’è ancora una soluzione. Ci sono ancora due italiani lì, in India, dimenticati. Ci sono correnti di pensiero divergenti, pro e contro marò. Ci sono famiglie nel dubbio, sfoghi di una ragazza arrabbiata perché non può riabbracciare il padre, e la possibilità le è stata concessa di fronte al dramma. Massimiliano Latorre è in Italia, a Taranto da circa 4 mesi, a causa dell’emorragia celebrale che lo ha colpito in India. Rientrato in Italia per seguire le cure e le terapie, attorniato dall’amore della sua famiglia, il suo pensiero fisso era rivolto all’amico e collega Salvatore Girone, ancora detenuto in India, e al quale non è stato permesso raggiungere la famiglia per le festività natalizie. Questo, l’ultimo colpo di grazia, datato 16 dicembre 2014. Latorre chiede di posticipare il suo rientro in India, a causa di un intervento al quale dovrebbe sottoporsi l’8 gennaio, mentre a Girone viene impedito di rientrare per il periodo natalizio. Dimenticati. Dimenticato anche Girone, ancora in India, e per nulla, anche minimamente, menzionato nel messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Cosa ci si aspetta per questo 2015? Sicuramente per l’Italia sarebbe una grande vittoria riportarsi a casa i Marò e mettere fine a tutta questa serie di contraddizioni. Sarebbe un successo, per un paese dimostratosi incapace in questi 3 anni di trovare una soluzione. Un paese che ha dovuto sottomettersi. Un paese le cui strategie militari hanno causato quanto oggi conosciamo. Dunque, una vera e propria crisi diplomatica, tra l’India, che chiede giustizia per due pescatori rimasti uccisi, ma che non si sconvolge di fronte alla miriade di stupri che avvengono quasi quotidianamente; e un’Italia, che non sa da dove iniziare per portare a casa due suoi soldati. Un’Italia, che si appresta a qualsiasi tipo di iniziativa: olimpiadi, inaugurazioni di fiere, promesse non mantenute, non risposte, selfie, tweet e plausi. E poi il silenzio. Silenzio, su quello che è diventato il caso della vergogna. Uno schiaffo all’Italia stessa e all’intelligenza degli italiani, quegli italiani, che come la maggior parte, si chiede cosa ne sarà dei suoi connazionali. Per non parlare poi, di coloro, che per tendenza, senza magari comprendere la questione, ambiscono a vedere i due militari alla forca. Questo come tanti altri episodi che interessano il territorio nazionale, è la dimostrazione di come questo paese sia incapace di reggersi in piedi da solo, nonostante le millantate vittorie, e soddisfazioni, se non addirittura rivoluzioni, tanto sbandierate, e mai ad oggi toccate con mano. Il “mandato da Dio” (per i credenti), o il “nuovo che avanza” senza che nessuno lo abbia scelto (per tutti gli altri), in nove mesi ha dimostrato esattamente ciò che hanno dimostrato i suoi due predecessori: l’incapacità. L’incapacità su tutti i fronti: politici, diplomatici. L’incapacità di far sentire la propria voce ad obiettare le versioni indiane. L’incapacità di dire la propria. Resta lì, sottomessa a decisioni che chissà quando arriveranno, e di certo non a discapito dei più, ma di due italiani come tanti, dimenticati nelle mani di un paese straniero, che vuole insegnarci la civiltà. Questa è la situazione in Italia. Vergognosa. Esattamente lo specchio di chi la rappresenta.

Elena Ricci

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