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Partita la segnalazione alla procura di Urbino, affidata l’inchiesta proprio ai carabinieri, l’appuntato più giovane ha capito che il giochino era finito ed è andato direttamente in procura a confessare, coinvolgendo anche il collega di lavoro. Il quale non si era fatto vivo fino a quel momento pur sapendo che si stavano addensando nubi su di lui. A quel punto hanno ammesso complessivamente 10 furti, di cui sei con l’individuazione dei derubati mentre per altri quattro casi non si sono trovati. Per spartirsi il bottino, l’esecutore si teneva la percentuale più alta, al capopattuglia complice spettava una fetta che si avvicinava al 40 per cento. Alle richieste di spiegazioni, hanno detto di averlo fatto «perché stiamo attraversando un momento di difficoltà economica». Entrambi sono sposati, con figli, ed hanno un unico reddito. Dalla scoperta dei casi, l’Arma ha trasferito entrambi gli appuntati fuori dal distretto.

Dice il procuratore di Urbino Andrea Boni: «Quello che hanno fatto i due carabinieri in servizio di pattuglia è un atto spregevole. Hanno rubato a persone che ponevano in loro la massima fiducia. Posso parlarne perché l’inchiesta è stata chiusa. La somma rubata che si aggira sui 1500 o 1700 euro verrà presto restituita. Rispondono di furto aggravato dalla destrezza e dal mezzo fraudolento, perché rubavano con l’inganno. Ovviamente io e il mio ufficio abbiamo la massima stima e fiducia nell’Arma che ha condotto le indagini in maniera impeccabile».

Il Resto del Carlino

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