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I codici dovrebbero essere attribuiti “in modo da garantirne la casualità e la rotazione” (evitando così di marcare a vita un’intera squadra), appuntando però l’assegnazione in un apposito registro così da risalire ai nominativi in caso di bisogno.

La polizia ovviamente storce già il naso. “I codici identificativi – dice Giuseppe Crupi, dirigente nazionale del Siap – metterebbero a rischio la sicurezza dei reparti di polizia e l’incolumità degli agenti perché li espone ad azioni di ritorsione mirate”. Alcuni hanno fatto notare che Paesi come Spagna, Francia e Germania si sono già adeguate al “Codice europeo di etica per la polizia” che prevede sistemi identificativi per gli agenti. Importare dall’estero non sempre è però la soluzione migliore.

Secondo il Siap, infatti, “l’Italia non è ancora pronta perché manca la certezza della pena e il rispetto per le forze dell’ordine”. Il rischio è che la schedatura si trasformi in un tiro a segno contro l’agente. “Non siamo contrari a prescindere alle targhette – spiega Crupi – ma bisogna creare le condizioni di tutela per chi opera dell’Ordine Pubblico e non devono favorire coloro chi utilizzano le manifestazioni solo per compiere atti di violenza”.

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