“Traditi” dalla politica, i Vigili del fuoco lanciano due petizioni per avere l’assicurazione INAIL

Il sottosegretario agli Interni, il leghista Stefano Candiani, giovedì scorso, dunque nelle stesse ore dello strappo di Matteo Salvini che ha fatto saltare il governo, ha consegnato ai sindacati dei vigili del fuoco il testo di un disegno di legge di riordino del settore da sottoporre al confronto. Una beffa, vista la caduta dell’esecutivo. E, comunque, un altro intervento insufficiente: “I governi cambiano, i dirigenti vanno via e il personale subisce le loro scelte – dicono alla Funzione pubblica-Cgil -. Un testo irricevibile: i vigili del fuoco non vogliono essere la Polizia”. Il riferimento è alla norma centrale dell’articolato, che prevede per i pompieri l’inquadramento retributivo di maggior favore riconosciuto, per funzioni e compiti equivalenti, al personale della Polizia di Stato. Per il resto solo altri piccoli interventi su pensioni e ristrutturazione delle sedi. L’ennesima delusione. Peraltro fuori tempo massimo.

LE PETIZIONI

Così i vigili del fuoco, che attraverso Cgil, Cisl e Uil sono in stato di agitazione e non escludono eventuali scioperi, hanno deciso di fare da soli lanciando una petizione su change.org, che chiede l’assicurazione Inail per gli uomini e le donne del Corpo nazionale vigili del fuoco. L’iniziativa è della Funzione Pubblica-Cgil e i primi firmatari sono il leader della Cgil, Maurizio Landini, e la segretaria della Fp-Cgil, Serena Sorrentino. “Salvano vite ogni giorno, al servizio della collettività, vivono quotidianamente situazioni di pericolo e sono soggetti a frequenti infortuni – si legge nella petizione -. Eppure i vigili del fuoco non hanno una assicurazione per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che devono affrontare a proprie spese”.

Emblematico, riporta Repubblica, il caso dell’incidente del dicembre scorso in un distributore di carburanti della via Salaria, a Borgo Quinzio nella provincia di Rieti: esplose un’autobotte di Gpl, ci furono decine di feriti e perse la vita Stefano Colasanti, vigile del fuoco che pur non essendo in servizio aiutò i soccorsi. Morì anche un altro uomo. Tra i feriti il pompiere Giuseppe del comando di Rieti, rimasto ustionato a mani e gambe: “Dopo un trapianto di pelle – raccontano alla Cgil – il 15 maggio è tornato al lavoro. Non ha ricevuto alcun indennizzo e ora indossa guanti speciali per proteggere dal sole la pelle trapiantata: costano circa 900 euro e li ha comprati di tasca propria”.

La petizione della Cgil si aggiunge ad una iniziativa analoga portata avanti, sempre su change.org, da Luca Cipriani, caposquadra nella sede operativa di Verona: lanciata qualche tempo fa, ha già superato le sessantamila sottoscrizioni. “Non abbiamo l’Inail – spiega Cipriani – perché il vigile del fuoco è stato storicamente abbinato ad un modello risarcitorio in uso nei Corpi militari, definito ‘causa di servizio’, con la differenza che il nostro Corpo non ha mai avuto e non potrà mai avere, viste le ridotte dimensioni, una propria struttura medica. Questo nel tempo sta creando un evidente problema e a fronte di malattie professionali e infortuni siamo costretti a combattere da soli contro strutture militari o burocratiche”. Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, intanto, ha istituito una commisione che effettuerà una comparazione con le prestazioni erogate dall’Inail in materia di assicurazione obbligatoria per gli infortuni sul posto di lavoro e per le malattie professionali.