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Igor Vaclavic, Igor il russo ma anche Ezechiele Norberto Feher. L’ uomo dalle mille vite. Disertore dei servizi speciali siberiani, eremita sui monti in Cina, rapinatore con arco e frecce, gigolò in Spagna, chierichetto in carcere, killer spietato, uomo di ghiaccio malato di fitness e infantile appassionato di cartoni animati e giochi da tavolo.

  • DA LIBEROQUOTIDIANO.IT

“In cella guardava solo cartoni animati perché diceva che il padre gliel’ ha sempre impedito quando era bambino. Ci vietava di parlare di calcio o di altri sport proprio perché in casa la tv era sintonizzata solo su partite. Quell’ uomo era così oscuro e l’ attimo dopo sembrava un ragazzino”.

Mirko ha conosciuto bene Igor: ha trascorso con lui 4 anni nel carcere di Ferrara e a Libero racconta i segreti, le manie e i progetti del lupo solitario che neppure mille uomini riescono a trovare.
“Quelle che vi dirò sono le stesse cose che ho raccontato al Ros: hanno fatto irruzione in casa perché sono l’ ultima persona cui ha scritto su Facebook“.

A quando il messaggio?
“Circa un mese fa, mi ha chiesto come stavo e se poteva passare a trovarmi. In quel momento non credo avesse intenzione di lasciare questa scia di sangue”.

Partiamo da qui, era un violento?
“Al contrario, la persona più tranquilla incontrata in carcere. Non ha mai litigato, non discuteva con nessuno, parlava raramente anche con noi due compagni, ha vissuto come un eremita. Infatti non mi spiego l’ omicidio del tabaccaio. Anche se ho una teoria”.

Prego.
“Igor era ben addestrato e molto in forma, impossibile che un uomo comune lo disarmasse. Per di più non ha portato via i soldi. Credo che non si tratti solo di una rapina, forse avevano un conto in sospeso”.

Sembra imprendibile.
«Ci ha raccontato che era siberiano, che era un cecchino e ha disertato dalle forze speciali, anche se non ci ha mai detto perché. Aveva una cicatrice sulla caviglia di 20 centimetri, pare che si sia tagliato via il numero di matricola. È scappato in Cina, ha vissuto due anni sui monti con una tribù».

Una bella storia, forse un po’ troppo…
«Vero, ma il cinese lo parlava sul serio. Prendeva appunti in ideogrammi per evitare che leggessimo e poi traduceva a un detenuto cinese analfabeta le lettere della moglie. Era uno dei pochi a cui parlava».

Come viveva in cella?
«Un militare anche lì. Ogni giorno sveglia alle 6 e poi 12mila addominali. Ma davvero, non un numero a caso. Ogni mille si fermava e scriveva qualcosa. Andava avanti fino alle 11. Quando aveva i crampi alle gambe ci chiedeva di legargliele al letto con la cintura dell’ accappatoio così che potesse continuare. Una macchina. Poi faceva la doccia e andava al catechismo col prete del carcere. Si era convertito al cristianesimo».

Su Facebook ha un profilo col nome Ezechiele. Qualcuno ha pensato che fosse la sua vera identità.
“Sciocchezze, lo ha scelto con noi in cella. Dopo la conversione ci ha chiesto di chiamarlo in quel modo perché è il nome di un personaggio biblico. Era molto credente, riusciva a fare il chierichetto anche alle messe dove c’ era la feccia, i detenuti protetti: pedofili, stupratori, quelli che nessuno vuole incontrare”.

Ha una famiglia?
“Diceva di avere moglie e un figlio ma non ha mai ricevuto visite. Non aveva soldi e non ha mai chiesto neppure una sigaretta. Quando finiva i due rotoli di carta igienica al mese che ci passava il carcere, usava Famiglia Cristiana: era l’ unica rivista che gli regalava il prete. Però amava costruire cose con cui giocare, tipo il gioco dell’ oca, i dadi, il tabellone, scriveva la storia. A volte sembrava un bambino di 10 anni”.

Difficile immaginarlo come un ragazzino ingenuo.
«Anche la caccia dei carabinieri è un gioco per lui. Ha preso le armi alle persone a cui ha sparato, forse sta organizzando l’ arsenale per l’ ultimo scontro. Se non si è già ucciso, di certo non si farà prendere vivo. Ha detto che non sarebbe mai tornato dentro».

Che ha fatto dopo il carcere?
“L’ ultimo periodo era agitato, aveva un ordine di espulsione e temeva che lo rispedissero in Russia. Diceva che l’ avrebbero ammazzato. Così studiava un piano per scappare dall’ auto della polizia. In realtà gli hanno fatto firmare un foglio e lo hanno lasciato libero. Poi è andato a fare lo gigolò in Spagna, a Valencia”.

Niente più reati?
“Diceva che in questo modo guadagnava molti soldi e non aveva bisogno di delinquere. In realtà lui odiava le armi da sparo, diceva che i veri uomini usano lame o arco e frecce. È stato arrestato proprio per rapine con l’ arco”.

Dov’ è finito secondo lei?
“È lì nei boschi, non lo trovano perché è ben addestrato”.

di Salvatore Garzillo per LiberoQuotidiano

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