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Il decreto sicurezza bis, fortemente voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, è stato approvato in Consiglio dei ministri. Il nuovo testo del decreto, con le limature che erano state annunciate nei giorni scorsi, è stato diramato dal Viminale prima della sua approvazione in Cdm. La convinzione, hanno spiegato fonti del dicastero, è che siano stati “soddisfatti tutti gli interrogativi tecnici”, su cui erano stati sollevati dubbi anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

LA NUOVA VERSIONE

Nei giorni successivi allo stop iniziale in Cdm, quando Matteo Salvini non era riuscito a far approvare il testo, anche per il veto posto dal presidente del Consiglio Conte e dagli alleati pentastellati, era circolata una nuova bozza del decreto, che conteneva modifiche agli articoli 1 e 2. Nella nuova bozza i due articoli sono invertiti rispetto al primo documento licenziato dal Viminale. Non si interviene più sul Codice della navigazione, ma solo sul ‘Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero’. (Decreto Legislativo 25 luglio 1998, numero 286).

Il primo articolo, ‘Misure a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e in materia di immigrazione’, stabilisce la possibilità per il Viminale di intervenire sulle navi che transitano in acque territoriali italiane. Nella legge di specifica che il ministero degli Interni “può limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale, per motivi di ordine e sicurezza pubblica ovvero quando si concretizzano le condizioni di cui all’articolo 19, comma 2, lettera g), limitatamente alle violazioni delle leggi di immigrazione vigenti, della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare, con allegati e atto finale, fatta a Montego Bay il 10 dicembre 1982, ratificata dalla legge 2 dicembre 1994, n. 689”. E fino a qui nulla di nuovo.

La parte che invece corregge e ‘ammorbidisce’ la precedente versione, è questa: “Il provvedimento è adottato di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, secondo le rispettive competenze, informandone il Presidente del Consiglio dei ministri”. Detto in altre parole la decisione è presa in modo ‘collegiale’ coinvolgendo sia i ministeri della Difesa e dei Trasporti, dopo aver sentito il parere del presidente del Consiglio. Quest’ultimo riferimento era assente nel testo varato il 21 maggio.

Per quanto riguarda l’articolo 2 viene stabilito quanto segue:

“All’articolo 12 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo il comma 6 è inserito il seguente: “6-bis. Salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale, il comandante della nave è tenuto ad osservare la normativa internazionale e i divieti e le limitazioni eventualmente disposti ai sensi dell’articolo 11, comma 1-ter. In caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane, notificato al comandante e, ove possibile, all’armatore e al proprietario della nave, si applica a ciascuno di essi la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000. In caso di reiterazione commessa con l’utilizzo della medesima nave, si applica altresì la sanzione accessoria della confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare. All’irrogazione delle sanzioni, accertate dagli organi addetti al controllo, provvede il prefetto territorialmente competente. Si osservano le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689, ad eccezione dei commi quarto, quinto e sesto dell’articolo 8-bis.”.

Sparisce ogni riferimento al soccorso dei migranti, ma sono confermate le multe alle navi che non rispettano la normativa internazionale. Il nuovo articolo 2 si limita infatti a prevedere sanzioni di una somma da 10mila a 50mila euro al comandante, e in caso di reiterazione del reato è prevista la confisca del natante, con immediato sequestro cautelare.

Dal nuovo decreto, nella parte relativa alle ‘Modifiche alle legge 22 maggio 1975, n. 152′ è eliminata la pena della reclusione da uno a tre anni per chi nelle manifestazioni di piazza ostacola i pubblici ufficiali. Nel testo precedente, del 21 maggio, si leggeva nell’articolo 6 che “chiunque nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, ostacola il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio, o coloro che richiesti gli prestano assistenza, utilizzando scudi o altri oggetti o materiali, anche imbrattanti o inquinanti, è punito con la reclusione da uno a tre anni”.

Per quanto riguarda le ‘Modifiche al Codice penale’ ritorna la non punibilità per particolare tenuità nei reati contro il pubblici ufficiali. Nella versione precedente, al punto 7, si leggeva: “L’offesa non può essere, altresì, ritenuta di particolare tenuità, nei casi di cui agli articoli 336 e 337, quando il reato è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni”.

Gli altri punti, in tutto 18, tra cui ci sono anche il Fondo per i rimpatri (con una dotazione di 2 milioni di euro per il 2019 che può essere incrementata fino a 50 milioni annui) e l’assunzione da parte del ministero della Giustizia di 800 unità di personale per eseguire le sentenze di condanna, rimangono inalterati.

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