Il decreto svuota-carceri

SOS1306420Lo scorso 8 agosto il Senato ha approvato in via definitiva, con 195 sì e 57 no, il testo finale del decreto legge numero 78 del 1 luglio 2013, conosciuto con la definizione giornalistica di “decreto svuota-carceri”, che ha così completato l’iter per diventare legge.
Il nome più appropriato sarebbe stato “decreto scontenta-tutti”, in quanto questo è stato il reale effetto della nuova legge: ha scontentato l’opinione pubblica, non ha davvero risolto il problema del sovraffollamento delle carceri, non ha entusiasmato neppure i sindacati di polizia.

L’approvazione stessa della legge si è rivelata un parto tribolato: in corso d’opera, ad esempio, in virtù di un emendamento proposto dal senatore Lucio Barani di Gal (Grandi Autonomie e Libertà) e approvato, è stato innalzato a 5 anni il tetto della pena per la custodia cautelare. Niente carcerazione preventiva per chi è condannato a una pena detentiva inferiore ai 5 anni, che in soldoni si traduce in niente custodia cautelare per reati come favoreggiamento, falsa testimonianza e abuso di ufficio. Ma anche per chi è accusato di stalking. Proprio questo ha scatenato un’ondata di polemiche, placate solo grazie all’approvazione di un emendamento presentato dal deputato di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli, che di fatto ha aumentato da 4 a 5 anni la pena prevista per il reato di stalking, includendolo nuovamente tra i reati passibili di custodia cautelare. Non è stato l’unico intoppo all’approvazione del “decreto svuota-carceri”, fortemente voluto dal Ministro della Giustizia Anna Cancellieri. La questione più importante riguarda gli effetti del decreto: la previsione è quella di liberare 10.000 posti nelle carceri italiane entro il 2016. Ma non si sa esattamente se tali previsioni possano essere rispettate, men che meno si pensa che possano rivelarsi risolutive per risolvere il problema del sovraffollamento.
Contrariamente all’eccessivo allarmismo che si diffonde soprattutto sui social network, non è vero che le strade si riempiranno di assassini, stupratori, pedofili usciti dalla patrie galere in virtù del decreto. E ci mancherebbe. Il testo prevede semmai un allargamento delle misure alternative alla detenzione.

Questi i punti salienti:

  1. custodia cautelare solo per i delitti puniti con una pena superiore ai 5 anni, con una specifica deroga prevista solo per il finanziamento illecito ai partiti.
  2. abolita l’esclusione di alcuni benefici come liberazione anticipata o arresti domiciliari per i recidivi.
  3. libertà anticipata o sospensione della pena per chi ha una pena residua che non supera i tre anni, escluse tipologie di reato come maltrattamenti in famiglia, stalking, furto in abitazione e incendi boschivi.
  4. e pene sostitutive al carcere, in primis lavori di pubblica utilità, per chi si macchia di reati riconducibili ad alcool o sostanze stupefacenti.

La preoccupazione principale, quindi, non è sulla sicurezza dei cittadini, che non si ritroveranno le strade affollate di assassini e stupratori, ma sulla reale utilità del decreto, che come primo effetto ha quello di determinare un ulteriore aggravio di lavoro alle Forze dell’Ordine. L’ha fatto notare anche il sindacato di Polizia SIAP, che ha diffuso la seguente nota:

“Il S.I.A.P. è consapevole dello stato di estremo disagio in cui vivono i detenuti nelle carceri italiane, aggravato certamente dal sovraffollamento e da molte strutture fatiscenti o inidonee. Conscio delle criticità che insistono sul nostro sistema carcerario che dovrebbe essere finalizzato al recupero ed al reinserimento nella società dei detenuti, restiamo costernati dalla mancanza di attenzione dei ministri della Giustizia Cancellieri e dell’Interno Alfano nei confronti del personale delle Forze di Polizia. (…) Difatti, tramutare le pene detentive da scontare in carcere, in arresti domiciliari o affido ai lavori esterni al carcere, comporterà un inesorabile e insostenibile aggravio di lavoro dovuti necessari controlli, che con gli organici attuali e la ristrettezza di risorse strumentali e finanziarie, non saranno facilmente praticabili”

Le Forze dell’Ordine, con le attuali risorse, possono sopportare un ulteriore aggravio di lavoro? Purtroppo il decreto non risponde a questa domanda, anche perché non garantisce un ulteriore supporto economico e logistico.
Se a ciò si dovesse aggiungere un flop in quello che è il reale obiettivo del decreto, ossia svuotare le carceri, si potrebbe parlare di fallimento su tutta la linea.
Come modesto suggerimento, e sempre in ottica sovraffollamento carceri, ci sentiamo di suggerire al governo alcuni dati su cui riflettere: gli stranieri in carcere in Italia sono circa 23.000, i detenuti in attesa di giudizio poco meno di 25.000.
Forse sono questi i numeri su cui bisogna intervenire, per provare a eliminare il problema del sovraffollamento carcerario.

Riccardo Antonioli