Il giudice Di Lello: “Massimo Ciancimino? Testimone neanche a un matrimonio”

SOS1305961di Angelo Jannone

Per il popolo della “trattativa” e detrattori del ROS chiunque “osi” dare una spiegazione di buon senso a quanto appena sentenziato dal Tribunale di Palermo, di default diventa paramafioso se di destra, “inciuciatore” se di sinistra.
E’ la sorte toccata ad un luminare del diritto come Giovanni Fiandaca, che ancora oggi – riferendosi al processo Mori – ha affermato che i PM di Palermo sono stati troppo approssimativi, ma che Marco Travaglio aveva annoverato sostanzialmente tra “i nemici”.
Ma cosa dire di un magistrato al di sopra di ogni sospetto come Giuseppe Di Lello? Per chi non lo conoscesse, Di Lello è stato uno degli storici componenti del Pool Antimafia di Palermo e dell’Ufficio Istruzione insieme a Giovanni Falcone. Poi Europarlamentare di Rifondazione Comunista.
Uno che di mafia e di processi se ne intende. Nessun ombra nel suo passato.
Intervistato a radio radicale sull’assoluzioni del Generale Mori e del Colonnello Obinu, ha definito “partita di giro” il circuito Santoro, Travaglio, Ingroia e Fatto Quotidiano pronti “ad arruolare tra gli amici di Riina, mafioso o paramafioso, chiunque osi criticare i Pubblici Ministeri palermitani”.
“Una vera e propria centrale unica per il rilascio di patenti antimafia” continua Di Lello.
Un analisi lucida quella di Di Lello, che sottolinea come questa sentenza “anticipa quella che sarà la corretta impostazione del processo sulla c.d. Trattativa, in quanto è necessario che si ritorni a poter distinguere nettamente le responsabilità politiche di talune scelte, rispetto ad operati penalmente rilevanti”.
Sul caso specifico Di Lello afferma che “questo è un processo strano perché se i carabinieri assumono iniziative per fermare le stragi e poi si tenta di dimostrare che tali iniziative ne abbiano causate altre, significa provocare la paralisi delle forze di polizia”
Sfilettate e critiche molto tecniche alla deformazione della cultura giudiziaria italiana “ in Italia non abbiamo la cultura della prova. I tanti film di Perry Mason non ci sono serviti a molto. Si allungano i tempi del processo e di fronte a chiare evidenze si infila dell’altro e si prende tempo nella speranza … credo che anche il processo sulla trattativa durerà molto e man mano che si andrà avanti si riverseranno nuove suggestioni. Con la durata si ingenera la convinzione che tutte queste prove non c’erano”
Non mancano critiche anche al GUP Morosini “ è come se avesse detto alla Corte: leggetevele voi queste carte. Io non ci ho capito nulla… Ma con il clima che c’è è bene che questi processi vadano al dibattimento – ha aggiunto – sennò chissà le polemiche. Ma negli Stati Uniti al processo si arriva con prove già definite e sarebbe inammissibile avere processi così lunghi. Dovremmo prendere spunti migliori dal processo anglosassone”.
E venendo a Ciancimino Massimo: “… né carne, ne pesce per anni. Testimone molto apprezzato nelle stanze della procura. Ma in America non lo vorrebbero neanche come testimone di nozze”.
Eppure i processi italiani sono pieni di testimoni d’accusa coccolati dalle Procure ma che nessuno inviterebbe al proprio matrimonio.