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SOS1308193Milano, 14 ottobre 2013 – di Sergio Rame – La tensione tra i ministri è così alta che, secondo il quotidiano The New Indian Express, il governo federale ha deciso di chiedere il parere del procuratore generale, G E Vahanvati, per “trovare una via d’uscita al pasticcio”. Il nodo è dato dal “no” italiano a consentire che i quattro colleghi dei marò vadano in India per deporre nel processo. A pagare la linea fallimentare del governo Monti, prima, e del governo Letta, poi, sono sicuramente i nostri militari ingiustamente detenuti, ma anche noi italiani che tra indennizzi e parcelle di avvocati abbiamo già sborsato 5 milioni di euro.

L’esecutivo guidato da Mario Monti ha mostrato una incompetenza senza precedenti nel tentativo di risolvere la querelle con l’India che, al momento del rientro in Italia per il Natale, ha toccato l’apogeo della farsa. Il diritto internazionale calpestato, i nostri marò insultati e la Fernesina messa a tacere. L’attuale ministro degli Esteri Emma Bonino non è certo riuscita a fare meglio del Giulio Terzi di Sant’Agata. Anzi. È addirittura arrivata a ipotizzare che, sotto sotto, i due marò qualche colpa ce l’hanno pure. Un vero e proprio schiaffo che va ad aggiungersi alla lunga inefficienza dimostrata in questi due anni. Non solo. Come spiega Il Tempo, questa inefficienza ci sta pure costando cara. Sull’erario pubblico pendono le spese delle missioni diplomatiche in India per trattare con le autorità locali, i cosri di viaggio per i familiari dei marò che, come anche i due fucilieri, alloggiano nella nostra ambasciata e lo stipendio che i due militari giustamente percepiscono.

E ancora: ci sono la cauzione di 800mila euro pagata dalla Farnesina lo scorso 2 giugno per permettere a Latorre e Girone di lasciare il carcere di Thiruvananthapuram e l’indennizzo versato ai pescatori del Kerala che viaggiavano sul peschereccio Saint Antony. Sebbene non è ancora stato accertato se siano stati uccisi dai marò, alle famiglie sono state liquidati 150mila euro a torto. E, per concludere, le spese legali per la difesa dei militari del battaglione San Marco. In totale, il conto del Viminale è di 3,3 milioni di euro:le tre tranches da 900mila, 800 mila e ancora 900mila euro sono già state saldate, mentre l’ultima da 700mila deve essere ancora versata. Ma non finisce qui.

Nell’elenco delle spese fatto dal Tempo ci sono poi le parcelle dei due studi locali che, dall’inizio della disavventura, si stanno occupando di assistere Girone e Latorre, e dei legali indiani Salve e Rohatgi che sono patrocinanti alla Corte Suprema. Andranno, infine, a sommarsi anche le perizie tecniche, i detective che indagano sul posto e altre attività necessarie alla difesa.

A oggi il saldo è, appunto, di oltre cinque milioni di euro. Per ora. Perché, se la Bonino non si muove a trovare una soluzione, il conto è destinato a salire. Conto che non è nulla se paragonato alla libertà negata ai nostri militari e alla figuraccia diplomatica a cui stanno esponendo il nostro Paese. (ilgiornale.it)

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