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1615524_tergicristalli_alzatiQuello di alzare il tergicristallo altrui è un gesto ambiguo e di dubbia efficacia, eppure molto diffuso in città. Vi fa ricorso il pedone che trova ostruito il passaggio, o ancora più spesso il motorinista quando un’auto occupa il parcheggio riservato ai motocicli. È la reazione di chi, sapendo di avere ragione, decide di trattenersi prima di passare dalla parte del torto. Possiamo anche interpretarlo come il messaggio di colui che ha rinunciato a farsi giustizia da solo, o meglio ancora come un avvertimento mafioso, una specie di “sappiamo dove vanno a scuola i tuoi tergicristalli” (ed è risaputo quanto a ogni automobilista sono cari, nel vero senso della parola, i suoi tergicristalli). Tutti questi significati riusciamo a decifrare in un parabrezza con le spatole sollevate.

L’uomo della foresta sapeva leggere i segni della natura, riconosceva un pericolo da un ramo spezzato o da un rumore sospetto, seguiva le tracce di una preda, anticipava i cambiamenti meteorologici; così l’uomo contemporaneo decodifica i segni della giungla metropolitana. Quando incontriamo un passante che cammina con le chiavi in mano, intuiamo al volo che un parcheggio si sta per liberare. Quando notiamo un giovane malvestito che trascina un carrellino della spesa, sappiamo che la sua intenzione è di aprire il cassonetto e rovistare tra i rifiuti. E quando vediamo spuntare per le strade i venditori di ombrello capiamo che sta per arrivare il temporale, pure se in quel momento in cielo splende il sole.
È la semiotica urbana, un codice linguistico che apprendiamo, senza rendercene conto, sin dagli anni dell’infanzia.

Fonte: Il Messaggero
17/3/2016

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