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SOS1307546Vigevano, 22 settembre 2013 – Due bottiglie molotov per convincere il suo ex datore di lavoro a corrispondergli finalmente quei 2mila euro che gli erano dovuti, che aspettava da tempo e che non aveva mai incassato. Ma tutto quello che P.S., 27 anni, residente a Gambolò, operaio, incensurato, è riuscito a ottenere è stata solo una denuncia a piede libero per i reati di tentato incendio, minacce e fabbricazione illegale di armi tipo guerra (questa è la classificazione che la legge riserva alle bombe incendiarie “fatte in casa” come le bottiglie molotov).

L’ultimo tentativo di “ammorbidire” il suo ex datore di lavoro, il giovane l’ha messo in atto nella prima mattinata di ieri. Ma anche in questa occasione, come del resto in quella precedente, il rudimentale ordigno non ha raggiunto il suo scopo. Le indagini dei carabinieri della Stazione di Vigevano, agli ordini del maresciallo aiutante Massimo Bertolacci, avevano già puntato sull’ex dipendente dell’attività dell’imprenditore vigevanese trentunenne. Nella notte tra il 5 e il 6 settembre infatti si era verificato un analogo episodio. Anche allora una bottiglia molotov era stata lanciata nel cortile della sua abitazione dell’imprenditore, in via Olivelli. Pure in quel caso l’ordigno non aveva provocato alcun danno.

I militari avevano accertato che tra l’impreditore, che aveva riferito di non avere mai ricevuto minacce, e il suo ex dipendente era in corso un contenzioso per il mancato pagamento di una somma di 2mila per lavori già effettuati quando il secondo era ancora dipendente dell’impresa. Ma l’uomo non era mai riuscito a incassare il credito. Ad avvalorare le ipotesi avanzate dai carabinieri c’erano anche le testimonianze di alcuni vicini di casa dell’imprenditore, che avrebbero notato l’ex dipendente nelle vicinanze della sua abitazione poco prima dell’attentato di ieri.

Quando i militari erano intervenuti sul posto, l’uomo era già riuscito a fuggire. Ma i carabinieri hanno deciso di dirigersi verso la sua abitazione e di attenderlo. Pochi minuti dopo P.S. ha fatto rientro a casa e si è trovato faccia a faccia con i militari dell’Arma. Non ha nemmeno tentato di discolparsi. Le mani ancora annerite dal fumo sono risultate la prova che era l’uomo cui i carabinieri davano la caccia. (ilgiorno.it)

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