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Luciano Tamini non dimentica «i suoi ragazzi»: «Quattro milioni di euro per impiegati e operai». La commozione dei lavoratori: «Siamo sempre stati una grande famiglia». Oggi otto ore di permesso per partecipare ai funerali: anche un pullman in partenza da Melegnano per l’ultimo saluto al grande patriarca, che proprio in città ha sempre avuto il proprio quartier generale.

Milano – Quello di Tamini con i lavoratori è stato sempre un rapporto speciale: non a caso l’85enne industriale, stroncato sabato da un male scoperto solo un mese fa, si è sempre vantato di non aver mai messo nessuno in cassa integrazione. Ecco perché anche in punto di morte il primo pensiero è stato proprio per «i suoi ragazzi», che in tutti questi anni hanno contribuito a rendere la Tamini un’azienda leader a livello mondiale nella produzione di trasformatori.

Si spiega così il lascito di quattro milioni di euro destinato ai circa 300 lavoratori alle dipendenze della Tamini nel 2014, quando fu ceduta al gruppo Terna, e tuttora impegnati nell’azienda fondata nel 1916 dal padre Carlo. Si tratta insomma di 15mila euro a testa per gli operai e 10mila euro per ciascun impiegato. «Perché – sosteneva – è giusto dare qualcosa in più a chi guadagna meno». Alla notizia del lascito, i lavoratori non hanno trattenuto la propria commozione. «Un po’ ce l’aspettavamo, ma certo non immaginavamo una somma tanto elevata – hanno confidato -.

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