Incassava 6 milioni in un anno, ma pagava i braccianti 3,33 euro l’ora. Arrestato noto imprenditore

I dipendenti, racconta un articolo di huffingtonpost, dei quali molti reclutati nei ghetti, sarebbero stati costretti a lavorare 9 ore al giorno senza pause e senza diritti

Foggia – Nel 2019 aveva incassato quasi sei milioni di euro. I lavoratori in molti casi venivano reclutati nei ghetti per una paga di 3,33 euro l’ora. Il compenso, spiega il giornale online, poteva arrivare a 5,71 euro al massimo.

Lunghe ore sotto il sole, fino a nove, senza nessuna pausa, senza ferie, senza riposo. I diritti cancellati, come sempre nei casi di caporalato.

A capo di tutto un noto imprenditore agricolo del foggiano che è stato arrestato insieme al suo braccio destro.

L’imprenditore risulta titolare di cinque imprese agricole, per lui ora gli arresti domiciliari. L’accusa per entrambi i soggetti indagati è di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravati e altre violazioni in materia di formazione dei lavoratori sui rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, nonché relative all’igiene del lavoro e di uso dei dispositivi di protezione individuali.

Nelle cinque aziende, tutte sottoposte a controlli, sono risultati 222 dipendenti. Non tutti extracomunitari, tra loro c’erano anche persone provenienti da Paesi Ue e italiani. Le aziende avrebbero prodotto nel 2019 un patrimonio di 5 milioni e 800 mila euro.

Una busta paga per i lavoratori esisteva. Almeno formalmente. E conteneva gli importi corretti, prescritti dalla legge ma, sempre secondo quanto riportato da huffington post, il bracciante doveva poi restituire la somma in eccesso.

Le indagini hanno permesso di accertare l’esistenza di falsi rapporti di lavoro, realizzati attraverso la compravendita di giornate lavorative. Spiega huffpost: “l’azienda comunicava all’Inps l’assunzione di soggetti che poi al lavoro non si presentavano. Si realizzava così un doppio vantaggio: l’aumento della quota di sgravio contributivo a favore dell’azienda compiacente da un lato. E dall’altro il riconoscimento delle indennità assistenziali a favore del finto lavoratore.”

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