L’Aja tiene segreti i marò. L’India li rivuole indietro

La Corte Suprema indiana, infatti, ha permesso loro di tornare in Italia in attesa della pronuncia della Corte permanente di arbitrato dell’Aja, che dovrà chiarire chi, tra Roma e New Delhi, ha giurisdizione sulla controversia. Gli indiani, in attesa dell’inizio dell’iter che porterà il tribunale a decidere, hanno presentato un contro memoriale che si contrappone a quello italiano, in cui si legge che «l’omicidio fu commesso a bordo di un peschereccio indiano, il St. Antony, a Kollam in Kerala, all’interno delle acque territoriali indiane. Pertanto, la giurisdizione spetta all’India».

Come sarà possibile difendere Latorre e Girone senza poter essere in possesso della dovuta documentazione? A questo dovranno rispondere gli avvocati di parte (quelli italiani) chiamati a difendere i due fucilieri. Le udienze al tribunale dell’Aja dovrebbero iniziare a metà 2018 e l’intera fase dovrebbe terminare entro la fine dello stesso anno, quando si arriverà a sentenza. Il tutto mentre i due militari attendono, dopo quasi sei anni da quell’arresto incomprensibile nel porto di Kochi, di poter tornare davvero alla loro vita.

Entrambi sono tornati in servizio: Latorre a Roma, Girone a Bari. Di loro si sa poco, ma i gruppi che li hanno sempre sostenuti non li hanno dimenticati e oggi, nel corso di una riunione che si terrà a Roma, decideranno riguardo a iniziative volte a impedire che i documenti tenuti nascosti dalla Corte dell’Aja possano rimanere segreti. Questo in quanto è chiaro che non si potrà arrivare a nessuna sentenza senza il giusto iter. E anche perché, in tutta questa storia, c’è chi ha già aspettato abbastanza che quello che è diventato un caso internazionale avesse un lieto fine.

Il Giornale

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