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73115_10152717443610724_388268283_nBella la rete. È democratica, dà spazio a tutti. Ma proprio tutti tutti. Anche a quelli che “chissenefrega di cercare di capire come sono andati i fatti” imbracciano pc e telefonino e sparano ad alzo zero commenti che hanno il sapore delle sentenze definitive. Così, solo per il gusto di dire al mondo che esistono, resistono e combattono. Perché in fondo, “twitto e commento, ergo sum”.
Il flusso inarrestabile degli ultimi giorni è stato un esempio da manuale. Argomento (o hashtag, fate voi): i due marò.

Ecco un breve ma significativo campionario dei soggetti che si sono palesati (e infaticabili continuano a dispensare perle) in rete:
– Antimilitaristi per default: quelli che “i militari sono tutti pistoleri, girano per strada con la faccia pitturata di nero, si spostano a passo di leopardo e sparerebbero a qualunque cosa si muove”. E, soprattutto, si svegliano una mattina e decidono di intraprendere qualche missione all’estero. Così, per puro gusto alla guerra. Ecco, a questi bisognerebbe spiegare che non sono i militari che decidono di partire, armi e bagagli, e andare a passare diciamo sei mesi in qualche posto dimenticato da Dio. È qualcuno che ce li manda. E quel “qualcuno” sono governo e parlamento. Esattamente come nel caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Quindi, in caso di opinione contraria alle missioni all’estero, pregasi reindirizzare accuse e vituperi al giusto recapito.
– Inquisitori: quelli che “Assassini!”. È giusto un anno e un po’ che l’Italia litiga con l’India per capire dove si debba svolgere il processo che stabilirà se i due militari sono o no responsabili. Ma qualcuno, forse in possesso di prove schiaccianti e ancora sconosciute ai più, ha già emesso la sua personale sentenza. Di colpevolezza, manco a dirlo.
– Buonisti: quelli che “chi pensa ai due poveri pescatori indiani?”. Massimo rispetto per i due (presunti) pescatori morti e per le rispettive famiglie che ora si ritrovano a vivere il lutto. Ma, volendo anche sostenere per certo che fossero pescatori, siamo proprio sicuri sicuri che a ucciderli siano stati Massimiliano Latorre e Salvatore Girone? Il comandante in seconda della Enrica Lexie, la petroliera su cui erano imbarcati i due militari, presente al fatto, sostiene di no. E lo racconta avendolo visto con i suoi occhi. (Qui l’intervista: http://www.youtube.com/ watch?v=qD6a1BYFExI&feature =youtu.be).
– I “cittadini del mondo”: quelli che “l’India è una grande democrazia ed è giusto che vengano processati lì”. Ora, qui nessuno sta giudicando il grado di democraticità dell’India (abbiamo tanto da fare a misurare il nostro), ma un Paese che (nell’ordine) attira con l’inganno in porto una nave battente bandiera di uno Stato estero (facendolo uscire dalle acque internazionali. Perché di acque internazionali si trattava, e questo lo dice la stessa India con una sentenza del 18 gennaio scorso); sempre con l’inganno arresta due militari di nazionalità straniera a bordo; fa scomparire le prove fondamentali su cui basare il processo (il peschereccio con gli eventuali fori di proiettile. Incompatibili, secondo le perizie balistiche, con le armi in dotazione ai due fucilieri); non permette a quello stesso Stato estero di far partecipare propri rappresentanti all’autopsia sui cadaveri; impiega più di un anno per accennare un avvio di processo; sequestra un ambasciatore e fa scempio di qualunque trattato internazionale sull’immunità del personale diplomatico… beh, scusate, ma io ci terrei che due miei concittadini non venissero processati da quella “grande democrazia”. Processo sì, ma in Italia.
– I candidi: quelli che “perché vengono trattati da eroi?”. I termini “coerenza, compostezza, senso del dovere” non suggeriscono proprio nulla, eh? E quel post di Massimiliano Latorre che, nonostante tutto, scrive ancora “W l’Italia”? Robe da esaltati, no? E tutto nonostante la nostra diplomazia li abbia sballottati come pacchi postali, li abbia illusi, ingannati e qualcuno dice anche “usati come merce di scambio”. Mai una parola fuori posto, mai un cenno di insofferenza. E sì che di improperi devono averne masticati parecchi.

Per concludere: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone devono rientrare in Italia. Al più presto. Perché lo dice il Diritto Internazionale, quello che un manipolo di tecnici supponenti e una classe politica sciatta e confusa non hanno saputo far rispettare. Che piaccia o no, i due fucilieri di Marina erano lì in nome e per conto dello Stato Italiano, che ora ha l’obbligo giuridico, e morale ancora di più, di tutelarli.
Le prossime, eventuali missioni, poi, bisognerebbe pensarle con meno italica faciloneria.
I vari antimilitaristi, inquisitori, buonisti, cittadini del mondo e candidi di ogni foggia e fattura, invece, prima di spingere il tasto “invio” dovrebbero informarsi meglio. Giusto per farsi un’opinione basata più su fatti che su pregiudizi. E poi porsi una domanda: non è che qualche componente del pc o dello smartphone che permette loro di sputare sentenze è arrivato in Italia passando per le rotte che un Massimiliano Latorre e un Salvatore Girone cercano, con il loro lavoro, di rendere sicure?


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