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“Il cibo non è buono e abbiamo pochi cellulari a disposizione” avrebbero rivendicato alcuni, mentre altri studiavano già la fuga.

Fuoco, fumo, ura. Materassi incendiati, porte divelte, autolesioni con lamette: una grave sommossa ha sconvolto nelle scorse ore il Centro di permanenza per i rimpatri di Ponte Galeria: tredici i fuggitivi tra i quali anche un pericoloso algerino, monitorato dall’Antiterrorismo.

L’uomo, secondo quanto raccontato dal messaggero, sarebbe inserito nel database interforze tra i 478 soggetti da vigilare per rischio terrorismo compilata dal Nic, il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria.

L’algerino doveva essere rimpatriato dopo aver scontato la pena per altri reati: in carcere si sarebbe radicalizzato. Sulla vicenda indaga la digos, con il procuratore aggiunto Francesco Caporale che coordina il pool di magistrati che si occupa di terrorismo.

A rendere noto l’episodio è stato il Sap, Sindacato autonomo di polizia, che in un comunicato ha espresso “solidarietà ai colleghi del Reparto mobile e dell’Ufficio immigrazione che si sono trovati a fronteggiare le violente intemperanze degli ospiti del Cpr” (immagini di repertorio)

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