Insulti alla moglie dopo il parto “Sei diventata grassa, fai schifo”

La testimonianza della donna nel processo per violenza sessuale e lesioni contro l’ex marito «Dimagrii e mi disse che lo avevo fatto per farmi guardare dagli altri. Cercò di prendermi davanti ai bimbi»

PISA. «Dopo il secondo figlio ero ingrassata di almeno 30 chili. E lui mi diceva che facevo schifo, che non ero una donna. Mi sono anche operata allo stomaco per perdere peso, per tornare a piacergli. Non gli andavo bene neanche così. Allora mi insultava dicendomi che ero dimagrita per farmi guardare dagli altri uomini».

A parlare è l’ex moglie dell’imputato che racconta la propria infernale verità nel processo contro il padre dei suoi due figli.

L’uomo, un albanese 39enne – racconta Pietro Barghigiani sul Tirreno, è accusato di violenza sessuale aggravata e lesioni.

Già condannato per e patteggiato un anno e mezzo per una precedente vicenda riguardante maltrattamenti, l’uomo non sarebbe nuovo a questi episodi, di seguito sarebbero infatti arrivate altre querele, quindi l’attuale processo

Nel corso dell’udienza è emerso anche un episodio di lesioni nei confronto del figlio maggiore e il dibattimento è stato aggiornato con la nuova contestazione al febbraio 2019.

Una storia iniziata nel segno dell’amore più profondo della donna, italiana, verso il 39enne – scrive sempre il Tirreno.

I due conoscono e vanno a vivere in provincia. La nascita dei figli anziché saldare l’unione crea le condizioni per sfaldarla.

“Un figlio ha problemi di autismo e lui attribuiva a me questa cosa – ha proseguito la donna –. Quattro anni e mezzo fa ho deciso di separarmi. Non ce la facevo più a sopportare insulti e botte. Non ha mai legato con i bimbi. Quando glieli lasciavo se un amico gli diceva di andare via, lui mi chiamava e dovevo andarli a riprendere. Non aveva pazienza con loro, li picchiava, specie quello autistico che aveva bisogno dei suoi tempi. Gli dicevo che avrei chiesto la separazione e lui mi rispondeva che tanto non avrei mai avuto il coraggio”.

La moglie come “cosa” personale di cui disporre a piacimento. E, soprattutto, senza attribuirle una parità nella scelta di un’intimità imposta anche quando i due si erano lasciati e vivevano in case separate.

“È doloroso farsi maltrattare da una persona per la quale pensavi che l’amore sarebbe durato per sempre” ha sottolineato in aula la donna lasciandosi andare a un pianto composto.

Nel suo racconto c’è l’episodio del settembre 2014. Quello che fa scattare l’accusa di violenza sessuale aggravata, anche se nella fattispecie più lieve.

“Mi chiama per andare a riprendere i bambini – è il ricordo della ex moglie –. Entro in casa e i bimbi sono sul divano. Appena mi vede tenta un approccio squallido, una cosa fisica, diretta. Sembrava che per lui fosse un gioco, ma per me non lo era. Mi palpeggia, tenta di baciarmi e mi spinge sul divano. “Mi piaci” ripete più volte.

Sta sopra di me. Reagisco colpendolo con un pugno al petto. Solo a quel punto mi lascia. Tutto questo avviene davanti ai bambini. Nei giorni successivi mi ha chiesto scusa, ma ormai il rapporto era perso e non solo per quell’episodio”.

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