Isis, il califfo dell’ISIS torna alla ribalta con un audio

Torna alla ribalta Abu Bakr al Baghdad, il famigerato leader dello Stato Islamico, dato per morto, per l’ennesima volta, appena nel luglio scorso. Al Furqan, la sezione media del califfato, ha realizzato e diffuso un audio di ben 54 minuti, affermando che si tratta di un messaggio per i mujaheddin (sacri combattenti islamici) da parte del califfo dell’Isis in persona, dal titolo: “Buone notizie per i pazienti”. Si tratta di un messaggio – il primo del genere dal settembre 2017 e la cui autenticità di certo non può essere confermata – in cui il presunto al Baghdadi incita i suoi seguaci a continuare la guerra santa, la jihad, sostenendo che la vittoria per i credenti non si misura sul campo. Non si misura sulle città conquistate o perse, non si misura sulla potenza delle armi.

Ma l’aspetto forse più significativo del messaggio è il fatto che il califfo, sul quale gli americani hanno posto una taglia di 25 milioni di dollari, parla diffusamente di eventi di attualità, come le divergenze tra Stati Uniti e Turchia, in particolare riguardo al pastore evangelico Andrew Craig Brunson. Evidentemente un modo per smentire ancora una volta le notizie che lo danno per morto o per gravemente ferito, o paralizzato. Notizie del genere sono del resto state diffuse a più riprese nel corso degli ultimi anni, e di fatto hanno contribuito a renderlo una figura leggendaria, mitica. Anche perché l’ultima immagine verificata che si ha di al Baghdadi risale ormai a quattro anni fa, quando proclamo’ la nascita del ‘Califfato’ dalla moschea Al Nouri di Mosul.

Anche della sua vita si sa poco, se non che è nato da una famiglia sunnita nel 1971 a Samarra, in Iraq, citta’ simbolo dello sciismo ed è cresciuto a Baghdad. Nel 2003, durante l’invasione anglo-americana dell’Iraq, il futuro califfo, allora trentaduenne, forma un gruppuscolo armato e si unisce alle formazioni jihadiste. Nel 2005 finisce nelle mani dei soldati americani e passa quattro anni in una prigione nel sud di Baghdad, per venire poi rilasciato. Quando il 18 aprile del 2010 l’allora capo dello Stato islamico dell’Iraq, Abu Omar al Baghdadi, viene ucciso, i vertici della piattaforma nominano responsabile del gruppo Abu Bakr, da poco tornato in liberta’. Un mese dopo, il 16 maggio, e’ proprio il nuovo leader ad annunciare la sua alleanza con al Qaida, guidata da Ayman al Zawahiri. Ma subito dopo Al Baghdadi comincia a sfidare l’autorita’ del medico egiziano, successore di Osama bin Laden (ucciso nel 2011) e rintanato sulle montagne tra Pakistan e Afghanistan.

Con l’inasprirsi della guerra siriana nel 2013 e con il ritiro di gran parte delle truppe governative di Damasco dal nord e dall’est siriano, gli uomini di Baghdadi risalgono facilmente l’Eufrate e prendono Raqqa senza colpo ferire, proprio come e’ successo poi con Mosul, la seconda citta’ dell’Iraq, caduta nel giugno 2014. Poi il vento è iniziato a cambiare e le forze della coalizione hanno riconquistato una dopo l’altra le città che erano sotto il controllo sanguinario dell’Isis: prima Mosul, nel luglio dello scorso anno, poi, ad ottobre, Raqqa, ‘capitale’ dell’ Stato Islamico. E di al Baghadi, o del suo ‘fantasma’, nessuna notizia. Fino ad oggi.

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