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Uomo di scrittura e desk, lavorava nel nostro settimanale da 23 anni: indimenticabili i suoi reportage. E prima, sempre con Repubblica, nelle redazioni di Genova, Torino e Napoli

ROMA – Questa mattina Attilio Giordano ha chiuso, idealmente, l’ultimo numero del Venerdì, Il settimanale di Repubblica al quale ha lavorato ininterrottamente dal 1993. Prima come inviato poi come direttore dal maggio del 2010. Aveva 61 anni e ancora tanto da leggere, da scrivere e da vivere. L’ultima volta che è venuto in redazione, l’abbiamo costretto a sedersi e ad accettare la sfida. «Attila, scusa, ma che senso ha venire. Approfitta di questi giorni per riposare. Ci pensiamo noi qui…».

«Lascia perdere. Non mi fido…». E non avrebbe potuto rispondere in altro modo. Visto che lui era nato per far questo. Difficile immaginarlo fare un mestiere diverso da questo. Da quel momento qualche telefonata per sapere come andava e tanti sms. Alcuni decisamente stupidi, i miei. Il compito ora è atroce: raccontare pubblicamente della scomparsa di un amico. Ed è ancora più complicato quando l’amico è un giornalista.

A Repubblica delle Idee: “Le notizie non sono le cose che succedono”

Attilio cominciò a Genova, al Lavoro che fu poi acquistato da Repubblica, il giornale di Sandro Pertini. Allora i quotidiani erano scuole e Attilio condivideva quei banchi con Giuliano Zincone (direttore), Gad Lerner, Lucia Annunziata, Mariella Gramaglia, Daniele Protti, Francesco Cevasco.

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